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07. 05. 2021 06:30

Milano, un murales per ricordare i dimenticati: «La mia arte per gli umili»

Il muralista SMOE racconta il suo progetto Necesse che sorgerà a breve in via Ludovico di Breme

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Necesse è il titolo del nuovo progetto di SMOE, muralista e street-artist che opera in Italia e all’estero, con un focus creativo che si incentra su contenuti che uniscono luoghi e persone.

Quest’ultima è un’opera murale di 1.300 metri quadrati dipinta a mano in via Ludovico di Breme (zona Certosa), su una grande parete antistante il parco pubblico della via. Pensata durante il lockdown di marzo 2020, ideata concretamente da luglio, la sua realizzazione effettiva è partita il 12 marzo 2021 e sarà consegnata alla città entro la fine di aprile.

Il progetto nasce come tributo agli umili, ai semplici, ai lavoratori che hanno mantenuto la nostra società attiva durante l’emergenza sanitaria, sottolineando il loro valore a cui ci si appoggia anche in assenza di emergenze globali. Necesse è anche un progetto di riqualificazione urbana, nato dalla collaborazione tra Smoe Studio, il Comitato Petrarca e il Municipio 8.

«Abbiamo iniziato nel 2015 a lavorare alla riqualificazione del parco con la giunta Pisapia e dopo essere riusciti ad averne la bonifica ho pensato che su quella grande parete sarebbe stato necessario realizzarci qualcosa, per dare una vera identità a tutta l’area – spiega Federico Guastoni del Comitato Petrarca – Poi il Comune di Milano ci ha messo in contatto con Smoe e abbiamo iniziato a lavorare insieme a questo progetto: un messaggio molto forte, che si inserisce in un progetto di rilancio di quella parte della città che è più dimenticata».

«L’opera nasce come contributo ai mestieri, ai lavoratori, alla gente comune e anche alle persone che vengono considerate meno, gli umili», racconta a Mi-Tomorrow l’artista.

Perché un murale proprio qui?
«Durante la genesi dell’idea del bozzetto, abbiamo cercato su Milano qualcuno che ci concedesse una parete e abbiamo incontrato il Comitato Petrarca, che ci ha fatto vedere questa grande parete che si affaccia su un parco. Un’area verde che è stata completamente riqualificata dal comitato, ma restava questo grande muro marrone, imponente… quindi il match è stato automatico».

Quanto misura e come verrà realizzata?
«70 metri in lunghezza e 17 in altezza, un totale di 1.300 metri quadri che non so a che punto si collochi nella classifica dei murales più grandi, ma è certamente fra i più ampi sviluppati da un solo artista. È una grande opera e per salvaguardarla nel tempo dagli sfregi, ma soprattutto dagli agenti climatici, sulla sua intera superficie verrà applicata una vernice che forma una pellicola trasparente: sul fondo c’è un colore di base solvente, super stabile, ma i colori che si usano per comporre i disegni sono ad acqua, quindi vanno protetti».

Chi sono i soggetti del murale?
«Gli umili. Ad esempio nella parte finale del murale sono raffigurati due braccianti che raccolgono le arance, mentre l’ultima figura è un senzatetto. Perché? Nel primo lockdown, per far fronte alla necessità della raccolta degli agrumi, nel Sud Italia hanno regolarizzato più di 200.000 migranti con un permesso di lavoro. E questo mi ha toccato: dev’esserci una crisi per fare una cosa così normale? Dall’altra parte troviamo un’infermiera, figura oggi considerata un’eroina, ma è un mestiere che c’è sempre stato e che non è mai stato valorizzato. Voglio decontestualizzare tutte queste figure e metterle in risalto davanti ad una società che spesso le ignora, mentre si sono dimostrate per l’ennesima volta alla base di una società che deve funzionare».

Tu giri il mondo, ma com’è il rapporto con Milano?
«Sono di origine calabrese, ma vivo a Milano da dieci anni. Nell’Italia di oggi è la città dove puoi realizzare qualcosa, è la città che recepisce e risponde, va da sé che se dev’essere Italia, sia Milano la scelta».

Dal punto di vista economico come è stata possibile l’opera?
«La parete è stata messa a disposizione dalla società Tiempo Nord, proprietaria dell’immobile, poi Fondazione di Comunità Milano Onlus ha costituito il Fondo Solidale Necesse, per raccogliere il sostegno dei cittadini e delle imprese interessati a valorizzare il proprio territorio con un’opera che rendere omaggio alla capacità dell’uomo di resistere all’emergenza attraverso l’arte. Il partner principale è l’Agenzia internazionale IOLO Creative, che ha sostenuto tutte le spese per i materiali (colori, spray, gru elevatori), poi ci sono una serie di altri partner di zona che hanno reso possibile una serie di costi aggiuntivi, dal mio assistente Mario Jin, noto writer milanese, al videomaker che sta riprendendo tutto il lavoro per la produzione di un video documentario, infine due fotografi che stanno facendo un racconto per immagini e che alla fine porteranno qui dieci persone reali, che rappresentano quelle che sono raffigurate: un rider, un’infermiera, un bracciante, un operaio, ecc».

 

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