Moscova

Scendendo con la metropolitana a Moscova e prendendo l’uscita giusta, potreste trovarvi davanti la statua di Giovanni Battista Piatti. Magari il nome vi dirà poco, ma sappiate che lui è il papà del nonno del martello pneumatico: senza la sua invenzione il traforo del Frejus sarebbe stato difficilissimo da fare. Prendendo corso Garibaldi nella direzione che porta più vicini allo skyline di Gae Aulenti si arriva all’incrocio con via Marsala.

 

Sulla nostra destra ecco la strepitosa Santa Maria Incoronata. E’ un caso particolare di chiesa doppia, quasi come quella di San Cristoforo al Naviglio, solo che qui le due parti sono proprio uguali. La parte più antica è quella di sinistra ed era intitolata a Santa Maria di Garegnano.

Agli inizi del Quattrocento, fu costruito accanto alla chiesa un convento per i padri agostiniani, che restaurarono l’antica chiesa nello stile tardo gotico. Dato che i lavori terminarono in occasione dell’incoronazione di Francesco Sforza a Duca di Milano (1451), la intitolarono a Santa Maria Incoronata. Nove anni dopo la moglie del Duca Bianca Maria, erede dell’ultimo Visconti, volle che a lato della chiesa ne fosse costruita una seconda, del tutto identica e collegata a essa in modo da formare un’unica nuova chiesa. Una unione ancora più materiale tra Visconti e Sforza.

Prendendo via Marsala, superato l’incrocio con via Solferino, sulla sinistra la Conca dell’Incoronata o Conca delle Gabelle. Questo è tutto quello che oggi possiamo vedere dell’ingresso della Martesana in città. Lasciamo a voi, ognuno a suo modo, le suggestioni che possono arrivarvi immaginando un tempo questa zona con l’acqua. Dall’altro lato della strada, ecco il Museo del Naviglio: una ricca collezione di foto e stampe che ritraggono questa zona nei decenni passati. Un modo magari un po’ nostalgico di rivivere e vedere Milano con i canali ancora aperti.

 

CI VEDIAMO IN…
Palazzo Reale

Oggi prestigiosa sede espositiva, per i più Palazzo Reale è solo il nome che la identifica, ma Reale lo era di fatto. Parliamo, infatti, di un palazzo considerato la residenza neoclassica più bella d’Europa. Da qui passano nomi altisonanti, vescovi, Signori, re ed imperatori, artisti ed architetti che, della Storia, hanno mischiato le carte. Gli uomini di potere hanno governato la città fin dal XII secolo da questo avamposto, quando venne costruito il Broletto Vecchio.

Al suo posto troviamo nel ‘300 la grandiosa reggia di Azzone Visconti, un palazzo enorme e ricchissimo, perfetto specchio della corte viscontea dell’epoca. Anche il Petrarca figura tra gli ospiti del Palazzo, tra le stanze decorate magnificamente da Giotto di cui nulla rimane. Sono in seguito gli austriaci a donargli nuova vita: Giuseppe Piermarini trasforma l’antico Palazzo Ducale nel capolavoro neoclassico del Palazzo Reale, con l’ausilio di Pollak, Hayez, Appiani, Albertolli e Maggiolini. Nel 1805 diventa sede del Regno d’Italia di matrice napoleonica ed il palazzo viene ulteriormente arricchito con il contributo del Tazzini e del Canonica.

Passato ai Savoia dopo l’Unità d’Italia e demolito in parte da Mussolini negli anni ’30, la bellezza di Palazzo Reale si polverizza sotto le bombe inglesi, costringendo la città a recuperare il recuperabile, quanto basta per suggestionare ancora oggi i visitatori delle decine di mostre che ogni anno animano queste sale.

 

RETROBOTTEGA
Profumo di carta: Cartoleria Venezia

Il nome non ci porta sulla famosa laguna, ma in un corso. La Cartoleria Venezia, fin dal 1936 è a due passi da San Babila, proprio su corso Venezia, al civico 37. Il primo proprietario, Giuseppe Gorla, l’ha condotta dall’apertura fino al 1960 lasciando poi le redini a Angelo Falcetti che a sua volta passò il testimone a Elio Panzani nel 1982. Arriviamo a giorni di più facile memoria: dal 2005 la bottega storica è gestita dalla famiglia Loffredo.

Entrando qui si respira l’aria della vecchia Milano: l’arredo originale e la scaffalatura in legno danno quel tocco di romanticismo insieme al profumo inconfondibile della carta. Avete presente quelle sfere di vetro che, agitate, fanno scendere la neve su città e paesaggi? Ecco, siete nel posto giusto! La Cartoleria Venezia, infatti, si è specializzata in questo articolo così come sui biglietti d’auguri. Scelta vastissima per tutti i gusti e tutte le ricorrenze.

 

SE PARLA MILANES
Var pussee ona polenta a cà soa che on pollin a cà di alter

Letteralmente: “Vale di più una polenta a casa propria che un tacchino a casa di altri”. Il significato che si cela dietro questo modo di dire è legato ad un sentimento comune: l’invidia. Il milanese esorta a guardare a casa nostra, a quello che abbiamo per essere felici, senza pensare agli altri e alle ricchezze.


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