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19. 09. 2021 18:56

«Benedetta quarantena»: la “post street art” di Mr. Savethewall

Pierpaolo Perretta, Mr. Savethewall, racconta il suo concetto di “post street art” e la sua felicità a casa: «Rimpiangeremo questo tempo per le piccole cose che stiamo riscoprendo. Milano? Tornerà on gran Milan»

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Si chiama Pierpaolo Perretta. Ma è ormai noto (anche se lo cercate sui social) come “Mr. Savethewall”. Si definisce «un sognatore». E lo esprime appieno con la sua arte “post street art”. Ha iniziando “salvando i muri” dagli orrori dalle tag senza senso. Ha dismesso i panni del manager per inseguire quel sogno.

 

Mr Savethewall, la storia di Pierpaolo Perretta

pierpaolo perretta
Pierpaolo Perretta

Oggi le sue opere hanno quotazioni in forte ascesa e il suo nome si sta legando sempre di più a oggetti di design e moda per una commistione di stili e pensieri. La quarantena? «Ci voleva per farci riportare le lancette indietro», ha raccontato a Mi-Tomorrow durante una livestory Instagram.

Perché ti chiami Mr. Savethewall?
«Nel nome c’è una dichiarazione d’intenti: salvare il muro. Mi colloco come urban artist e il muro è l’oggetto principale del mio lavoro».

Che ruolo assume?
«Il muro non è utilizzato da me in maniera permanente: ho inventato questo nuovo modo di fare arte di strada privilegiando temi sociali: attacco i miei lavori fatti su carta in luoghi scelti con particolare attenzione. L’obiettivo è colpire l’attenzione, fino ad arrivare a qualcosa che per me è straordinario: dimostrare che il mio lavoro non disturba nessuno. Qualcuno si sente talmente coinvolto da staccarlo e volerlo incorniciare e da lì si apre un altro capitolo».

Siamo ormai nell’epoca della post street art?
«La street art ha delle regole precise: l’anonimato, l’essere anti-sistema, non poter essere commissionato o comprato. Nel momento in cui tutte queste regole vengono meno, allora la street art è finita. Siamo già nell’era post, quella della street art senza street: resta solo arte. Le regole diventano quelle del mercato».

Perché hai lasciato il tuo passato in giacca e cravatta?
«Ero manager in una società di servizi e vicesegretario di Confartigianato a Como: avevo una doppia vita. Di giorno partecipavo ai tavoli e cercavo di tutelare le imprese, di notte mettevo in scena la mia insoddisfazione. Al mattino mi presentavo in ufficio con le dita sporche di vernice e ad un certo punto ho fatto una scelta di incoscienza, più che di coraggio. Ho lasciato un lavoro certo per l’incerto, ma ci vuole la capacità di cambiare pelle, anche perché per me non è mai esistita la logica del posto fisso».

Come ti immagini la Milano post Covid-19?
«Sarà “on gran Milan”. Per me questa città e gli italiani, più in generale, hanno una grandissima capacità di adattamento. Al netto della disgrazia dei morti e della crisi finanziaria, situazioni indiscutibili, questa crisi ci voleva per farci riportare indietro le lancette dei nostri orologi».

In che senso?
«Stiamo riscoprendo la famiglia, ora possiamo vedere i nostri figli crescere. Ci rendiamo conto della fortuna? Abbiamo le famiglie. Prima avevamo tutto, senza avere niente. Oggi siamo tutti nella stessa situazione e rimpiangeremo questo tempo per le piccole cose».

Come sarà il “dopo”?
«Chi ha tempo, non aspetti tempo: stiamo costruendo oggi la nostra vita di domani».

Sui social stiamo vivendo la tua quotidianità: come gestisci queste riscoperte?
«È bellissimo iniziare la mattina con le frasi di un libro che parla di felicità. Ogni giorno ne apro una pagina per trasmettere un messaggio: la giornata può iniziare con il piede giusto. Bisogna saper metabolizzare anche gli insuccessi. Spesso si associa l’essere positivi all’essere fessi. Ci sono più opportunità di quelle che pensiamo».

E poi racconti tre cose belle del giorno prima…
«Sono costante, perché sento che mi fa del bene. È difficile trovare le cose belle, perché il rischio è quello di ricordare prima quelle brutte. Bisogna tenere alta l’attenzione sulla positività».

Che cosa c’è nel tuo futuro?
«La prossima settimana uscirà una collaborazione con Pattern Thetravellovebag. Adoro questa cosa perché non mi mancano le idee. Ho fatto dei lavori sulle borse di Piquadro, mi piacerebbe farne una con loro ufficialmente. Presto poi uscirà un altro progetto con FPM».

Il tuo sogno nel cassetto?
«Ho il sogno di fare un arredo, ho tutto in testa. Devo solo trovare il tempo per farlo: una camera da letto, tutto fatto da me».

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