«Nextdoor, il vicino di casa davvero vicino»

Nextdoor
Nextdoor

Una app di quartiere, per tornare a essere vicini di casa, attraverso la tecnologia. Parte da Milano l’esperienza italiana di Nextdoor, piattaforma lanciata negli Usa nel 2011 e approdata in Europa nel 2016, da ora disponibile anche qui da noi. Principale obiettivo è quello di permettere ai vicini di casa di creare community locali per migliorare la vita dei quartieri e renderli più sicuri.

L’app è accessibile sia da web che da dispositivi iOS e Android. «Gli italiani sono entusiasti dell’idea di instaurare relazioni più profonde all’interno del proprio quartiere, sia online che offline», racconta Amedeo Galano, head of community di Nextdoor per l’Italia.

Galano, come funziona Nextdoor?

«È una app di quartiere, privata e sicura, che mette in comunicazione chi abita nella stessa zona. Si ha anche la possibilità di estendere la ricerca ai quartieri limitrofi, se si vuole. È organizzata in modo semplice, attraverso le categorie. È intuitiva, si può interagire facilmente e creare gruppi: dal gruppo della corsa, a quello della pulizia dei parchi, fino ai tornei sportivi».

Il vostro pilastro?

«Avere utenti verificati. Questo avviene attraverso tre match. Con il numero di cellulare, l’indirizzo di residenza (tramite una cartolina spedita direttamente a casa) o con la geolocalizzazione».

L’obiettivo?

«Creare un senso di comunità all’interno del quartiere, cosa che si sta perdendo nell’ultima era digitale. Le comunicazioni si stanno spostando dall’offline all’online. Nextdoor cerca invece di favorire il contrario. Portare le persone, da davanti lo schermo, in strada, per incontrarsi e organizzare attività. Per scoprire il senso della propria comunità, del quartiere».

In Italia, quali sono le città dove avete ottenuto maggior riscontro?

«L’impatto è più alto sulle grandi città: Roma, Bologna, Torino, Firenze, Venezia, Napoli. E Milano è la realtà in cui siamo più forti in assoluto».

In numeri?

«Su Milano abbiamo più di 15mila membri in questo momento. E abbiamo raggiunto circa 230 quartieri già lanciati. Più della metà di questi superano le 50 utenze».

Su quali zone milanesi andate forte?

«Cresciamo in modo indiscriminato ma abbiamo avuto ottimo riscontro a Gambara e Lambrate, con tantissime attività organizzate».

L’Italia è pronta per questo passaggio dall’online all’offline?

«Prontissima. Qui c’è proprio un’esigenza di socializzazione. L’italiano ha tanto desiderio di conoscere persone, incontrarsi, fare del bene, creare comunità».

E Milano?

«Milano è una città con ritmi molto veloci. Ciò che che manca è la sfera di vicinato. Ed è bello vedere come le persone, tramite una semplice app, stiano riscoprendo questa realtà. Il milanese e l’italiano conoscono i propri vicini, ma raramente si fermano a chiacchierare con loro per strada, magari per mancanza di tempo, coraggio o voglia. Con Nextdoor si cercherà di andare in una direzione diversa».

Aspettative future?

«In termini di numeri, vorremmo colpire almeno il 50% dei quartieri italiani, nel giro di un anno. A livello qualitativo, vorremmo che tutti comprendessero il significato Nextdoor. E in questo abbiamo fiducia perché l’italiano medio è intelligente e tecnologico. Mentre da un punto di vista strategico, vorremmo restare l’app numero uno di quartiere in Italia. Preferiamo la qualità piuttosto che esplodere di quantità».

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NUMERI A MILANO

15mila
membri in questo momento

230
quartieri già lanciati

50
utenze superate da più della metà dei quartieri

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«Abbiamo creato una squadra di volley»

Simone Sirgiovanni, “membro” da Lambrate

Sono migliaia i membri milanesi che negli ultimi mesi si sono lanciati nell’utilizzo di Nextdoor. Tra loro anche Simone Sirgiovanni, 34enne di Lambrate, che si definisce scherzosamente un «millenial anziano» e che, rimasto affascinato dalla pubblicità di Nextdoor, ha subito deciso di scaricarne l’app. «Sentivo la necessità di allargare la cerchia delle mie conoscenze – racconta –. Abito a Milano da tre anni, ma sono nato in Brianza, percepivo perciò il bisogno di conoscere meglio il mio quartiere. Così ho installato l’app, che si presentava come un social un po’ diverso».

Il primo vero evento tra utenti Nextdoor a cui Simone ha partecipato si è svolto alla Balera dell’Ortica. «Lì mi sono reso conto che il bello dell’app è che non era utilizzata solo da millenials ma anche da over 40 e over 60, che sono i membri più attivi di tutti». Dopo quella cena, Simone si è buttato a capofitto in prima persona nell’organizzazione di una partita di beach volley. «L’obiettivo era stringere relazioni e creare una community. Ci siamo divertiti tanto e da quel momento il gruppo è in continua espansione». Tutti attratti dalla possibilità di aggregazione. «Noi siamo “animali sociali”, abbiamo bisogno di conoscere il nostro vicino. Altri social chiudono in casa, Nextdoor apre le porte di casa. In un mese ho allargato la mia cerchia oltre ogni previsione».

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