piazza Fontana
piazza Fontana

Ricordata per l’attentato del 1969, piazza Fontana prende il nome dalla fontana che ne occupa la parte centrale. Quando il Piermarini nel ‘700 si occupò di sistemare gli spazi antistanti l’Arcivescovado, costruì questa piazza e non sapendo come chiamarla, le venne dato un nome temporaneo usando proprio la fontana messa al centro, come soggetto idoneo, ma con l’idea di modificare il nome in futuro. Trecento anni dopo, la piazza ha ancora lo stesso nome

Spostandosi di poco ed attraversando via Larga, si passa davanti alla statua di Carlo Porta per arrivare in piazza Santo Stefano: ecco due chiese davvero interessanti, quella che dà il nome alla piazza e San Bernardino alle Ossa. Se quest’ultima è più conosciuta per via dell’ossario, magistralmente eseguito e che lascia stupefatti, la basilica di Santo Stefano Maggiore è davvero ricca di storia.

Costruita su una chiesa precedente, voluta dal vescovo Martiniano Osio e dedicata a San Zaccaria (anno 417), conserva ancora oggi la cosiddetta “Pietra degli innocenti” dove la tradizione vuole che ci siano le reliquie di quattro martiri cristiani risalenti al IV e martirizzati sotto Valentiniano I. Ma non solo: qui il 26 dicembre venne ucciso il duca Galeazzo Maria Sforza per mano di alcuni congiurati aristocratici milanesi.

Il signore di Milano era infatti giunto alla basilica per le celebrazioni del santo patrono e, come si può leggere nella targa commemorativa incorporata nella pavimentazione, l’evento storico avvenne proprio immediatamente dopo il portale d’ingresso alla basilica. E come se tutto questo non bastasse, qui nel 1571 venne battezzato Michelangelo Merisi, nome completo del celebre Caravaggio.

CI VEDIAMO IN…

San Michele al Dosso

Dividere la piazza con la Basilica di Sant’Ambrogio non è per nulla facile e, infatti, la chiesa di San Michele al Dosso è tra le meno note di Milano. Eppure, come spesso accade, la sua è una storia davvero particolare. Il nome è di per sè un indizio importante: quel dosso altro non era che il terraggio o terrapieno delle mura che un tempo avremmo trovato prima di entrare in città. Ancora oggi possiamo immaginare queste mura guardando quello che è arrivato fino a noi, la pusterla di Sant’Ambrogio.

La chiesa è molto antica: alcuni dicono che sia longobarda, altri la datano più avanti. Quel che sappiamo è che sul finire del 1400 viene ricostruita dalle monache Agostiane che costruirono anche il loro monastero. All’interno è possibile ammirare un affresco di scuola lombarda (datato 1500): la Vergine col Bambino opera di Giovanni Predino (forse allievo di Leonardo). E per impreziosire ancora di più la storia di questa piccola chiesa, una targa ricorda che qui soggiornò Petrarca fino al 1358.

 

RETROBOTTEGA

Una passione chiamata gelato: Sartori

Andrea Sartori nasce nel 1915 a San Martino di Colle Umberto e fin da piccolo inizia a lavorare tra i campi, ma nella sua testa un sogno: riuscire a lavorare in una grande città. Il sogno diventa realtà a 18 anni quando arriva a Milano ed inizia a lavorare come bracciante nella Gelateria Sozzi. La passione per il gelato prende il sopravvento: studia l’abbinamento tra gli ingredienti migliori, prova e sperimenta nuove idee. Nel 1937 decide che è ora di mettere in pratica quello che ha appreso.

Spende tutto quello che ha per acquistare un carretto attrezzato e comincia ad offrire la sua produzione: è subito un gran successo. Come molte di queste storie, la guerra si mette di mezzo: parte per il fronte e farà ritorno a Milano dopo l’armistizio. La guerra è finita, bisogna ricostruire: nel 1947 ecco che nasce il chiosco nello stesso luogo dove lo vediamo oggi.

Dalla prima generazione ad oggi motivazioni e passioni sono le medesime: la voglia di creare un ottimo prodotto con una qualità alta tutta italiana per offrire il miglior gelato artigianale. Ruggero e Marco, maestri gelatieri, deliziano ancora oggi i clienti con i loro gusti cult: nocciolato, crema, pistacchio e fiordilatte. Ed ovviamente gli antichi sapori: malaga, noce, torrone, castagna e zabaione.

 

SE PARLA MILANES

Te seet andaa a scòla de giovedì

Letteralmente significa: sei andato a scuola di giovedì. E’ un’espressione usata per dare dell’ignorante a qualcuno. Oggi può sembrare strano, ma un tempo ogni giovedì la scuola era chiusa (come oggi la domenica) e pertanto chi andava a scuola quel giorno, non poteva che essere considerato uno “stupidotto”.


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