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27. 05. 2022 06:13

Profughi ucraini: dove sono i contributi dello stato?

I 300 euro promessi per chi aiuta la popolazione in fuga da Kiev non sono mai arrivati

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Lo stato ha previsto un contributo di 300 euro per tutte le famiglie che hanno deciso di supportare i profughi ucraini, ma al momento questi soldi non sono arrivati. La denuncia è di Pierfrancesco Maran, assessore alla casa del comune di Milano, che con un post su Facebook ha aperto una discussione su un tema tanto delicato quanto importante e di primaria attualità.

Profughi ucraini, i contributi dello stato non sono mai arrivati 

Ancora senza supporti economici, dunque, tutte quelle famiglie che stanno ospitando i profughi ucraini: «Chi aiuta chi aiuta gli ucraini?». Inizia così il post condiviso da Pierfrancesco Maran su Facebook: «Sono passati quasi due mesi dall’inizio dell’invasione dell’Ucraina e, come sappiamo, la prima rete di accoglienza in Italia è stata realizzata grazie alla volontà di migliaia di famiglie che si sono offerte di ospitare in casa, con il supporto di associazioni di volontariato. Molti di voi hanno contribuito alla raccolta di fondi che ho promosso per Refugees Welcome Italia che ha superato i 100mila euro, e non posso che esservi grato. Da quasi due mesi però lo Stato non offre supporti a chi ospita e alle persone ospitate in questa maniera, anche se son passate settimane dall’annuncio di 300€ a persona».

L’assenza dello stato e lo sforzo di Milano

Maran prosegue: «Anzi, il bando emesso dalla Protezione Civile nazionale, esclude dal partecipare chi ha già attivato l’ospitalità. A livello teorico sarebbe necessario mandare la famiglia che si ospita fuori, partecipare, e poi vedersi assegnata una nuova famiglia, disperdendo quanto fatto in queste settimane complesse. Io trovo sia una situazione assurda e spero che qualcuno possa metterci mano perché non può funzionare che questa accoglienza si basi solo sulle lodevoli donazioni come se fosse un fatto privato e non una questione di interesse generale».

Servono tanti soldi 

«Chi sta ospitando, oltre a mettere a disposizione stanze o case intere, si occupa del vitto, delle tante necessità di chi a volte è arrivato con solo uno zainetto, allaccia percorsi scolastici e attività per i più piccoli, supporta percorsi medici spesso molto complessi, davvero va escluso esplicitamente dai contributi pubblici? – si chiede ancora Maran – Grazie a queste reti il 95% dell’ospitalità non ha sovraccaricato la rete statale, fantastico, pensare di finanziare solo l’altro 5% non è quanto ci si aspetta dallo Stato. Spero che qualcuno possa porvi rimedio».

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