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26. 10. 2020 20:27

Strani numeri in giro per Milano, ma non tutti ne conoscono il significato…

Conoscete la numerazione teresiana?

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Dobbiamo tornare indietro di qualche secolo, durante la dominazione austriaca per spiegare alcuni strani numeri in giro per Milano. Che a dirla tutta, una volta che si conosce la storia, di strano hanno davvero poco. Di cosa stiamo parlando? Della numerazione teresiana, ovviamente.

Strani numeri si notano in giro per Milano, ma non tutti ne conoscono il significato

La storia

L’Imperatore d’Austria era Giuseppe II e fu un suo ministro ad incaricare il giudice delle strade, il marchese Cusani, di assegnare ad ogni casa un numero. Il primo, ovvero il numero 1, era Palazzo Reale e da lì la numerazione cresceva in senso circolare antiorario, secondo una spirale ideale, che s’allargava dal centro: più lontani si era più il numero era grande.

Ovviamente questa numerazione terminava alle mura spagnole, essendo ancora quello il confine tra la città e la “periferia”. Questo sistema veniva chiamato numerazione Teresiana perché utilizzata proprio sotto il regno della famosa Maria Teresa d’Austria. Per i più curiosi, la numerazione terminava con il 5.314. E questo dato, che conosciamo anche grazie alla documentazione della “Pianta di Milano” pubblicata nel 1787, ci dice una cosa in più: 5.314 erano anche le case entro le mura cittadine.

Una rivoluzione “numerica” che cambiò nella seconda metà del 1800 passando a quella che usiamo ancora oggi: ogni via ha i suoi numeri, pari e dispari. I primi sulla destra (spalle al centro) i secondi sulla sinistra.

Strade di Milano

Via Angelo Inganni
Inganni, capolinea della linea uno, la rossa prima dell’arrivo di Bisceglie. La fermata della metro così come la via, sono intitolate ad Angelo Inganni, pittore nato a Brescia agli inizi del 1800. Fu il padre a volerlo a bottega fin da piccolo: qui iniziò ad occuparsi di dipinti a soggetto sacro, visto che il padre era molto richiesto dalle chiese della zona.

Durante il servizio militare non smise di dipingere: ogni occasione era buon per prendere il pennello e disegnare. Questa sua passione non passò inosservata: il maresciallo Radetzky gli chiese un ritratto e il lavoro fu talmente ben accolto che come riconoscimento venne dispensato dalla leva e fa in modo che venga iscritto all’Accademia di Brera. Dall’accademia a via San Marco la strada è poca e qui Angelo Inganni aprì il suo showroom, come lo chiameremmo oggi e in poco tempo diventa uno dei più apprezzati vedutisti: le richieste arrivano da ogni parte del regno (il lombardo-veneto) e non solo.

Quello che caratterizza i lavori di Inganni sono i dettagli: guardando per esempio i suoi dipinti delle zone di Milano, si nota con assoluto piacere quanto fosse attento a “riprendere” con fedeltà quello che aveva davanti agli occhi. Inganni nel 1845 si occupò degli affreschi prima della chiesa di San Marco e poi San Carlo al Corso, senza però lasciare i suoi amati dipinti. In seguito alla morte di sua moglie, dopo essersi trasferito a Gussago, si risposa con una sua allieva. Muore nel 1880 lasciando incompiuto un dipinto dedicato alla Cinque Giornate.

Inganni
Inganni

Ci vediamo in… Cascina Case Nuove

Siamo nella parte ovest di Milano, la via Novara scorre poco lontano. Questo poteva essere un altro pezzo della storia della nostra città pronto a raccontare la sua storia e, perché no, un luogo dove rivivere esperienze lontane nel tempo ma sempre attuali. Cascina Case Nuove, in via Paravia, è conosciuta anche come Casanova o Ca’ Nuova ed è qui dal 1600. Già nel 1659 veniva segnalata come la cascina dei fieni, delle legne e seminerie dei risi.

E da allora è andata avanti per 300 anni, fino alla metà degli anni ’50 del 1900. In zona, infatti, alcuni lo ricordano ancora, avremmo trovato due aziende agricole, oltre a dei negozi: una lavanderia, una trattoria, l’osteria da Pinuccia, ed un commerciante di equini. Una delle attività era in mano alla famiglia Curti, ortolani, che si erano specializzati, pensate un po’, nella coltivazione delle fragoline che vendevano al mattino presto. Curioso forse, ma non così strano a Milano, anche ai giorni nostri.

L’altra azienda agricola era dei signori Marchi, a cui subentrò poi un’altra famiglia, che allevavano mucche da latte. Con la seconda metà del ‘900 anche questa zona della città, periferica, vede lo sviluppo e l’incremento di case e la cascina di trova in mezzo a tante costruzioni nuove. Inizia un periodo di abbandono che lascia presupporre una imminente cancellazione della sua storia, ma così non accade. Perde i pezzi ma rimane al suo posto. Poi intorno al 2010 un progetto edilizio proprio al suo fianco fa pensare per lo meno ad una sistemazione. I lavori iniziano ma quello che accade alla cascina più che una sistemata è uno scempio: una mano di bianco a coprire i mattoni stravolge l’idea stessa di cascina.

Interviene la Sovrintendenza che blocca i lavori, visto che Cascina Case Nuove è tutelata. Risultato? Tutto fermo. Immobile. Una storia che ad oggi non conosce un lieto fine.

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strani numeri per milano
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