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22. 06. 2021 10:08

Via Durini, un luogo ricco di storia spesso “trascurata” a pochi passi da piazza San Babila

Via Durini, una strada molto conosciuta: corta, ma ricca di cose da vedere ed altrettante da conoscere. In primis la storia di questo nome così importante

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La Famiglia Durini la troviamo già intorno all’anno 1000: nobili del comasco avevano il titolo di Decurioni. Arrivano a Milano intorno al 1600 con la loro attività di banchieri.

Via Durini, un luogo ricco di storia spesso “trascurata”

Siamo nel periodo della dominazione spagnola e la famiglia Durini diventa molto importante proprio per la Spagna che, sempre a caccia di soldi, trova nella famiglia una fonte preziosa. Gli affari vanno bene e nel 1644 danno incarico al Richini di costruire il loro palazzo. Ma non solo: pochi anni dopo succedono ai De Leyva nel dominio della contea di Monza.

C’è da dire che proprio a Monza si daranno un gran da fare sia per le loro attività finanziarie ma anche per la cultura: la famiglia Durini emanò leggi per incentivare artigianato e commercio e fanno affrescare la cattedrale di San Giovanni Battista chiamando nomi quali il Nuvolone, Procaccini, il Legnanino e Ricci. Questi ultimi due ricevettero l’incarico di realizzare una grande tela che rappresentasse Teodolinda che fonda la basilica di Monza.

Già molto ma mica finisce qui: Giovanni Battista I Durini fece costruire Villa Mirabella che in seguito venne ampliata da Giuseppe I il quale comprò anche grandi lotti di terreno circostanti alla villa, con l’idea di realizzare grandi giardini (alla francese): stiamo leggendo i primi passi nello sviluppo di quello che oggi chiamiamo parco di Monza.

Dinastia

Tornando a Milano, sono stati tanti gli esponenti della famiglia Durini che hanno lasciato un segno importante nelle vicissitudini meneghine: nella finanza certamente ma anche nella vita ecclesiastica, diplomatica ed anche ai vertici del governo della città.

A scanso di equivoci, ricordiamo che la famiglia Durini è ancora attiva.  Il loro palazzo nella via omonima venne comperato intorno al 1920 da Senatore Borletti (Senatore è il nome proprio, non un titolo. E quella di quest’uomo sarà una delle prossime storie che vi racconteremo) con l’obbligo di lasciar vivere nel palazzo Paolina Durini.

Alla morte di quest’ultima nel 1925 il palazzo (nel frattempo restaurato dal Portaluppi) venne venduto ai Caproni di Taliedo che lo occuparono fino al 1957. Dal 1997 al 2009 una parte del palazzo ospitò la sede dell’Inter.

palazzo olivazzi
palazzo olivazzi

Ci vediamo a… Palazzo Olivazzi

Importante quanto discreto, ecco Palazzo Olivazzi. Angolo via Manzoni e via Bigli, un portone molto largo inserito quasi in una nicchia ed un paio di targhe. Ben poca roba per un palazzo che ha visto il meglio di Milano dare il meglio di sè. Sembra un gioco di parole, ma è proprio quello che è successo al secondo piano di Palazzo Olivazzi.

È qui dal ‘600 per volontà della famiglia Olivazzi, ovviamente. Famiglia di origini piemontesi, di Alessandria per la precisione, concepisce un palazzo decorato in pieno barocco fiorito, cosa rarissima nella nostra città. Splendido doveva essere anche il giardino, una collezione di piante e fiori rari, com’era d’uso. La proprietà passa ai Tanzi e poi ai Nava. Nel 1842 sono questi ultimi a ristrutturare tutto quanto, alzando il palazzo di un piano, ma senza completare i lavori.

Nel 1850 qui prende residenza Clara Maffei con il compagno Tenca, ridando vita al salotto che aveva portato alle 5 giornate e che da qui piloterà in direzione dell’unità d’Italia. Uno dei centri focali più importanti della politica risorgimentale. Al secondo piano di Palazzo Olivazzi, sia ben chiaro, s’è fatta la storia di tutti.

Le volumetrie odierne le raggiunge infine nel 1907 quando i proprietari sono i Trivulzio, che ultimano i lavori iniziati dai Nava e forse procurando qualche mal di testa da cantiere ad un giovane ospite tedesco. Un giovanotto vivace che vive qui dal 1894, particolarmente asino in matematica. Poco male. Si chiamava Albert Einstein. Un genio con via Bigli nel cuore.

Se parla milanes

A tucc ghe par de pensà giust

Chiunque è convinto che il proprio pensiero si quello giusto. Verrebbe da dire che non solo è giusto, ma l’unico degno di nota. È un’abitudine ed un modo di fare non certo dei giorni nostri, ma anche complici i social network sono più evidenti le posizioni di chi crede di avere sempre ragione su tutto.

brera
brera

Conoscete i confini di Brera?

Brera, uno dei quartieri più conosciuti di Milano e certamente uno dei più frequentati. Qualche tempo fa saremmo dovuti passare dalla Pusterla Beatrice per entrare in questa zona, grosso modo dove oggi c’è via Pontaccio. E proprio questa strada insieme a via Fatebenefratelli, via dei Giardini, via Monte di Pietà, via Mercato e via Ponte Vetero segnano i confini di Brera.

Qui si viene per fare un giro, per visitare le tante botteghe, in periodi meno complicati rispetto agli attuali per fare l’aperitivo ed ovviamente per riempirsi il cuore con le tante bellezze artistico storiche che Brera offre. La curiosità è però un’altra: anche se tutti la conoscono, sia come quartiere che come via, in tanti ignorano cosa significa questo nome. Brera deriva dal longobardo braida ovvero terreno incolto. Non è un caso se proprio qui troviamo la biblioteca braidense.

In breve

A Milano un giardino in memoria di Nilde Iotti

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