vittorio sgarbi
vittorio sgarbi

«Milano è senza rivali in Italia», ne è certo Vittorio Sgarbi. Per il numero 1.000 di Mi-Tomorrow, il critico d’arte ricorda: «Già nel 2006, all’alba della mia avventura da assessore alla Cultura nella Giunta Moratti, c’era la percezione esatta della distanza tra Milano e Roma, dove Rutelli e Veltroni avevano fatto una negli anni una promozione straordinaria tanto da renderla la prima città d’Italia a livello di qualità dell’offerta culturale. Questa condizione è durata per qualche tempo, ma incontrando Veltroni a Milano gli dissi che avrei fatto diventare arrosto il suo fumo».

Che cosa voleva dire?
«Era una battuta che sottendeva, però, una verità. Milano aveva in partenza cose molto più vivaci di Roma: la Scala al posto dell’Opera, la Triennale in luogo della Quadriennale, il Piccolo invece dell’Argentina. Le strutture culturali erano e restano molto forti: Milano negli anni è cresciuta, Roma è calata».

L’Expo del 2015 ha contribuito ad acuire questa distanza?
«Certamente. Con Expo, Milano è volata via, come se l’Esposizione universale avesse avuto, prima ancora che in sé, l’effetto di farla diventare la capitale d’Italia e un centro del mondo, mentre Roma arretrava sempre di più».

Come vede la Milano del futuro: quali le principali potenzialità su cui insistere?
«Bisogna tenere alta l’asticella della proposta culturale, a livello quantitativo e qualitativo, che coinvolge anche tante presidi privati come, per esempio, il Teatro Manzoni o il Carcano. Non c’è nessuna realtà d’Italia che possa competere con Milano: né Roma, né Bologna, né Firenze. I denari, peraltro, qui non mancano: si tratta solo di tenere il passo con ciò che d’importante si è fatto negli ultimi anni».

Cosa pensa del Salone del Mobile e della formula ormai collaudata Salone+Fuorisalone che ha contagiato altri eventi in città?
«Il Salone del Mobile, in una città già di per sé abbastanza stimolante in molti suoi punti, è il momento di massima eccitazione, con una riuscita che si rinnova di anno in anno: è vero, la crescita costante di pubblico rende alla fine questi eventi insopportabili, ma è, d’altronde, la manifestazione del loro successo e credo non si possa tornare indietro. Fuori da Milano, l’unica cosa vagamente paragonabile alla settimana del design di Milano è il Salone del Libro di Torino, ma con una differenza».

Quale?
«La settimana milanese del design è un episodio emergente e prevalente su molti altri che durante tutto l’arco dell’anno attivano la città, mentre a Torino non c’è lo stesso ritmo: ecco, Milano deve continuare ad essere rock».

Questione riapertura dei Navigli: è d’accordo?
«Da osservatore esterno mi sembra un’impresa faticosa, ma che Milano è in grado di affrontare: se c’è una città che può ripristinare le sue vie d’acqua, questa è Milano. Non conosco nel dettaglio i progetti, ma mi sembra un’ottima idea e condivido l’entusiasmo del sindaco Sala: sarebbe un ulteriore incremento della forza d’attrazione di Milano».

Tanti successi, diverse potenzialità: una criticità, invece, cui mettere mano nel futuro prossimo?
«L’area del Trotter: mi pare sia rimasta ferma e non sia stata messa a posto. La città, nella sua vastità, ha ancora un problema di periferie e di luoghi non adeguatamente riabilitati, ma, anche su questo, se c’è una città che ce la può fare, una realtà dove le periferie hanno una qualche speranza di poter prendere un rapporto vitalistico con la città, questa è Milano».


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