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20. 09. 2021 03:50

Wow Spazio Fumetto è a rischio chiusura definitiva: «Avremo i soldi per stare in piedi?»

Il direttore Bona: «Cerchiamo una sinergia con i privati, come avviene all’estero»

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Lo scorso anno ha messo in scena più di 59 eventi, oltre a registrare ben 5.000 iscritti. Inoltre il primo aprile il Museo del Fumetto ha festeggiato i nove anni di attività, con il traguardo delle oltre 200 mostre organizzate finora. Questi mesi primaverili dovevano fare da impulso e da traino per lo spazio Wow, ma la chiusura forzata – per l’emergenza sanitaria legata al coronavirus – sta mettendo in ginocchio il museo milanese di viale Campania. «La parte progettuale non si è mai fermata, ma questo non nasconde che siamo preoccupati per il nostro futuro», esordisce a Mi-Tomorrow il direttore Luigi Bona.

 

L’intervista a Luigi Bona, direttore di Wow Spazio Fumetto

Luigi Bona, Wow-Spazio Fumetto
Luigi Bona, Wow-Spazio Fumetto

Com’è la situazione?
«Come tutti i musei siamo chiusi e per questo siamo preoccupati per il lato economico. Stiamo continuando a pagare le utenze e gli affitti fuori Milano dove conserviamo il nostro materiale: abbiamo un tesoro di oltre 500 mila documenti tra giornali, disegni, fotografie, video, film, ma anche francobolli e manifesti. Invece per quanto riguarda l’affitto dei locali di viale Campania il Comune ha rimandato il pagamento a fine settembre. Una scelta che ci viene incontro, ma rimane sempre una perplessità di fondo: avremo i soldi per pagare più avanti? Non sappiamo nemmeno quando potremo riaprire al pubblico…».

C’è una previsione su una possibile riapertura?
«Non c’è nessuna data certa: noi, da parte nostra, per ben tre volte abbiamo slittato la data di apertura in programma. A livello progettuale siamo all’opera perché nel Museo abbiamo già installato tre mostre temporanee: sono lì e aspettano. Inoltre c’è una grossa mostra permanente che prossimamente installeremo».

Avete provato a contattare il Comune?
«In passato, ogni volta che abbiamo interpellato l’Amministrazione Comunale, ci hanno risposto in maniera gentile, dicendoci che apprezzano il nostro lavoro, ma all’atto pratico si è fermato tutto lì. Palazzo Marino prevede un contributo annuo molto piccolo per la nostra attività: all’atto pratico stiamo parlando di poche migliaia di euro che non coprono quasi niente delle nostre spese».

Come mai?
«Non voglio fare polemica con il Comune di Milano perché voglio solo instaurare un dialogo costruttivo per noi e per la comunità. Penso che il sindaco Sala, l’assessore Filippo del Corno e tutta l’amministrazione siano “soffocati” dalla burocrazia e per questo possono fare poco o nulla. Del Corno, in passato, ci ha offerto una mano per le conferenze stampa, proponendoci Palazzo Reale. Ma a noi serve ben altro: siccome non siamo un museo comunale, come il Mudec, e nemmeno uno aziendale come Fondazione Prada, dove dietro c’è il colosso Prada, dobbiamo pensare a farcela con le sole nostre forze».

Come vi state muovendo?
«Già prima dello stop avevamo in programma una serie di incontri con alcune aziende private ma che per adesso, vista l’emergenza, si è arenato tutto. E’ brutto dire che siamo alla ricerca di sponsorizzazioni. Io la vedo più come una ricerca di una sinergia con i privati. All’estero questo modello esiste già da diversi anni, mentre in Italia le aziende iniziano a capire, adesso, l’importanza di questo sostegno ai musei e alle altre attività nel campo della cultura».

Milano può essere considerato un punto di riferimento per il fumetto?
«C’è stata un’importante scuola e molti grandi autori hanno fatto le loro pubblicazioni sotto La Madonnina. Per esempio, posso pensare all’argentino Quino o al veneziano Hugo Pratt».

Wow Spazio Fumetto non è solo un museo?
«E’ un importante presidio culturale in viale Campania. Considerando il Mudec e Fondazione Prada, siamo la terza realtà museale fuori dalla Cerchia dei Navigli, in “periferia”. Inoltre non facciamo solo da Museo perché facciamo anche attività didattica, laboratori e biblioteca. Qui coinvolgiamo tantissimi bambini e scuole: per aprile-maggio avevamo tantissime prenotazioni dalle scuole, ma con la chiusura tutti hanno disdetto e la parte didattica è crollata: di conseguenza non abbiamo più entrate».

Chi vi sta aiutando?
«Le banche con dei prestiti che ci permettono di pagare tutto, ma non possiamo andare avanti così all’infinito. Vogliamo riprendere al più presto a lavorare così come i nostri collaboratori, circa una ventina, tutti a casa per la pandemia in corso».

WOW Spazio Fumetto
WOW Spazio Fumetto

Una storia ideata dalla Fondazione Franco Fossati

Il museo Wow è gestito dalla Fondazione Franco Fossati. Giornalista, saggista e fumettista italiano, è morto nel 1996, a soli 50 anni: recuperata la mole di materiale che aveva collezionato durante la sua vita, è stata costituita la Fondazione. La FFF (Fondazione Franco Fossati), che ha sede a Monza, è stata responsabile culturale di Cartoomics, la fiera del fumetto che si tiene annualmente a Milano (ad ottobre), dal 2007 al 2011. Dal 2011, invece, gestisce il museo Wow Spazio Fumetto di viale Campania. Qui la Fondazione lavora seguendo l’opera dello studioso e giornalista morto nel 1996.

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