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20. 10. 2020 00:12

Covid-19, il docente di Psicologia: «Adolescenti più preparati degli adulti»

Matteo Lancini (Bicocca): «All'inizio sono stati accusati di essere trasgressivi, invece si comportano bene»

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Sono abituati alle nuove tecnologie e avvezzi a una socializzazione filtrata dai social. Per questo gli adolescenti italiani sono in grado di adattarsi meglio all’isolamento imposto dal lockdown. «In questo senso stanno reagendo meglio degli adulti», conferma a Mi-Tomorrow Matteo Lancini, docente di Psicologia Clinica all’università di Milano-Bicocca.

 

Adolescenti e coronavirus, parla il professor Matteo Lancini

Come stanno i ragazzi coinvolti nell’emergenza coronavirus?
«Finora hanno reagito bene, ma come tutti cominciano a essere stanchi. All’inizio sono stati accusati di essere trasgressivi, invece si stanno comportando in modo molto bene, soprattutto quando vengono responsabilizzati dagli adulti».

Da cosa deriva la stanchezza?
«Dall’assenza di una progettualità futura. Questa situazione fa soffrire qualunque essere umano. Sia gli adulti sia i più giovani».

Gli adulti sono meno adattabili?
«In questa situazione alcuni adulti reagiscono peggio rispetto agli adolescenti. Di sicuro saranno però i bambini più piccoli a subire i danni maggiori. Il periodo dai sei ai dieci anni è quello in cui comincia la socializzazione, in cui si fanno tante esperienze. Si tratta del momento peggiore per rimanere chiusi in casa, in totale isolamento».

Anche gli adolescenti subiranno danni profondi?
«Sicuramente saranno danni meno significativi. Di certo ricorderanno questa esperienza, come tutti. Ma sono persone già abituate a usare le nuove tecnologie e hanno una socializzazione già avviata e solida. Troveranno quindi le risorse per tornare alla normalità».

Quali risorse permettono ai ragazzi di stare bene anche adesso?
«Tecnologie a parte, i più giovani reagiscono bene quando vengono responsabilizzati dagli adulti e rivestiti di un ruolo. Molti hanno insegnato ai loro professori come usare le chat, hanno imparato a cucinare, si sono offerti come babysitter per i fratelli più piccoli, hanno aiutato gli anziani del condominio a fare la spesa».

Cosa servirebbe adesso per aiutarli a recuperare la normalità?
«Prima di ogni cosa servirebbe un’indicazione precisa sui passi e progetti futuri. Al momento non siamo in grado neanche di sapere in che modo sarà effettuato l’esame di maturità. Non possiamo prevedere come saranno le vacanze estive. Tutto questo crea forte incertezza e disagio».

E’ giusto che la scuola non riapra?
«In questo momento ciò che conta è capire con quali obiettivi la scuola riaprirà le sue porte, quando lo farà. Questa situazione ci ha fatto capire che è necessario un cambiamento profondo, anche in rapporto alle nuove tecnologie. Non possono più essere demonizzate. I ragazzi hanno bisogno che gli adulti insegnino loro come utilizzarle al meglio. Anche in classe. Su questo siamo in fortissimo ritardo».

Le lezioni a distanza stanno andando bene?
«Per il momento permettono di andare avanti, ma da sole non possono bastare. Perché è necessario incentivare anche la socializzazione».

Cosa potremo imparare di positivo da questa situazione?
«Occorre trasformare questo periodo in un’occasione di crescita per il futuro. Se riusciremo a capire che viviamo in una dimensione nella quale virtuale e reale sono una cosa sola, offrendo ai ragazzi le risorse per sfruttare al meglio questa evidenza, allora ne usciremo rafforzati. Diversamente, gli adulti perderanno autorevolezza».

Cosa servirà per tornare alla normalità?
«Prima di tutto capire che niente sarà più come prima. Quando questa situazione sarà passata sapremo che tipo di socializzazione sarà possibile».

In breve

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