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27. 07. 2021 04:07

Milano, contagi in aumento: l’indiziato numero uno è la variante inglese

La conquista della zona gialla potrebbe essere effimera: la diffusione delle varianti Covid rimescola le carte in tavola

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Il modello elaborato ad inizio mese dall’ingegnere Alberto Gerli, uno dei matematici più quotati sull’analisi dell’andamento epidemiologico – proprio a lui si deve la previsione della seconda ondata – indicava che entro fine mese i contagi a Milano si sarebbero ridotti sotto le 200 unità al giorno purché le condizioni fossero rimaste le medesime. Purtroppo al momento sono proprio le condizioni a variare, in particolar modo a causa della diffusione delle varianti del Covid.

La situazione. L’ipotesi più aggiornata è che per la fine di febbraio, a Milano, si arrivi a una media di oltre mille nuovi «positivi» al giorno, probabilmente anche sopra i 1.200. Dunque, un impatto tra le due e le tre volte più «violento» di quello attuale.

«Purtroppo i dati non scendono più e i contagi sono risaliti — riflette Carlo La Vecchia, epidemiologo e docente di Statistica medica alla “Statale” — Una situazione che vediamo soprattutto in tre province, Brescia, Milano e Bergamo.Sul fatto che in Lombardia sia cambiata la tendenza, da una discesa a una risalita, non ci sono dubbi, è un fatto che possiamo dare per consolidato».

Non rischiamo uno scenario come quello che caratterizzò i mesi successivi all’estate, ma l’attenzione resta alta. «Anche se non siamo in ottobre — continua il professor La Vecchia — c’è il timore di grosso aumento, ma con un margine di incertezza. È probabile che le previsioni riflettano un cambiamento nella trasmissibilità del virus legato alla variante inglese».

Le varianti, in particolare quella inglese, si sono sviluppate in Lombardia molto più che nelle altre regioni. Le stime parlano di un 30% in più rispetto alla media nazionale. Si pensa inoltre che i numeri mostrino uno scenario limitato, in quanto le analisi per le varianti sono state effettuate solo in specifici casi.

«È difficile capire quanto pesino le varianti, perché le analisi sui campioni di virus delle persone contagiate sono poche, intorno all’1-2 per cento dei tamponi positivi. Servirebbe — aggiunge La Vecchia — un’analisi su un campione più ampio e rappresentativo».

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