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27. 10. 2020 06:42

Coronavirus, il vaccino russo che fa discutere. Mantovani dell’Humanitas di Rozzano: «Non è così che funziona la scienza»

L'immunologo Mantovani dell'Humanitas di Rozzano analizza il nuovo vaccino russo. Tutte le perplessità sull'efficacia

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Nella giornata di ieri il premier Vladimir Putin ha annunciato il primo vaccino anti-Covid prodotto e testato in Russia. Fin da subito si sono sollevati alcuni dubbi sull’attendibilità della notizia, in quanto i dati scientifici intorno al nuovo vaccino sono al momento ancora sconosciuti. Le stesse perplessità coinvolgono anche l’immunologo Alberto Mantovani, direttore scientifico dell’Istituto Humanitas di Rozzano.

Il punto di vista. «Non è così che funziona la scienza», afferma perentorio in un intervista a Repubblica Mantovani. I dubbi in merito alla reazione del corpo e alla produzione di anticorpi efficaci sono ancora troppi.

L’immunologo dell’Humanitas prende come esempio i risultati appena pubblicati relativi a quattro differenti test sull’uomo effettuati da Oxford, due gruppi cinesi e dall’azienda americana “Moderna”.

«Tutti i vaccini hanno stimolato il sistema immunitario nei suoi tre comparti principali – ragiona così Mantovani sui test condotti -. L’immunità innata: la prima linea che scatta quando avviene l’infezione. Vengono poi prodotti gli anticorpi, anche se non sappiamo quanto siano efficaci nel neutralizzare il virus. Gli anticorpi nel plasma dei guariti, per esempio, in 3 test clinici controllati non hanno funzionato. Tre dei quattro vaccini pubblicati, infine, hanno dimostrato un terzo aspetto cruciale: mettono in moto i direttori d’orchestra del sistema immunitario, le cellule T, che potrebbero garantire la memoria e proteggerci nel tempo. Quanto sia lunga l’attivazione della risposta immunitaria però non è noto. Oxford ha contato 56 giorni, ma occorre che il tempo passi, per misurarlo. L’Oms ha stabilito che l’efficacia debba essere di almeno sei mesi. Un’altra incognita è l’efficacia negli anziani e nei soggetti fragili, che hanno meno memoria nel sistema immunitario».

Insomma secondo l’analisi di Mantovani esistono ancora troppe incognite per stabilire l’efficacia del vaccino. Tuttavia Putin, ha dichiarato di averlo somministrato già alla propria figlia ed aver avuto richiesta per un miliardo di dosi da 20 paesi stranieri.

 

 

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