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04. 08. 2021 16:53

Covid, la terza ondata fa paura. L’esperto: «A gennaio rischio mix con l’influenza»

Filippo Anelli della Federazione Nazionale Ordine dei Medici cerca di delineare un quadro dell'imminente futuro

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Mentre la curva dei contagi scende progressivamente, l’attenzione degli esperti è rivolta sulla terza ondata della pandemia. Ritenuta inevitabile dalla maggior parte di loro: «Siamo certi che arriverà a gennaio perché le aperture decise per Natale aumenteranno di molto la circolazione del virus».

Ecco perché il governo sta pensando a un lockdown proprio per i giorni clou delle Feste. A lanciare l’allarme a Mi-Tomorrow è Filippo Anelli, presidente della Federazione nazionale degli ordini dei medici e degli odontoiatri.

Qual è la previsione per i prossimi mesi?

«Siamo molto preoccupati perché la terza ondata che arriverà a gennaio sarà molto più grave della seconda, vista la concomitanza con l’arrivo dell’influenza. Questa combinazione potrebbe mettere a rischio la tenuta del sistema sanitario in tutto il Paese, Lombardia compresa».

E il rischio più grande?

«L’aumento dei contagi, unito al moltiplicarsi dei casi di influenza stagionale che arriverà proprio a gennaio, potrebbe mandare completamente in tilt il sistema sanitario creando disagi ancora più profondi».

Cosa è possibile fare per prepararsi ed evitare altri errori?

«In questo momento ci vuole grande senso di responsabilità, anche da parte dei cittadini. Le restrizioni hanno dimostrato di funzionare, tanto che nelle zone rosse i contagi sono scesi in media del 30 per cento. Il passaggio di questi territori in zona arancione o gialla non può tradursi in un liberi tutti, come stiamo purtroppo vedendo in questi giorni. Altrimenti a gennaio la situazione rischia di sfuggire di mano».

Il Governo ha fatto abbastanza con il Dpcm di Natale?

«Dal punto di vista dei medici l’ideale sarebbe stato chiudere e fare in modo che i cittadini restassero in casa. Naturalmente ragioni economiche e sociali hanno imposto la ricerca di un compromesso. Occorre però cambiare la strategia di comunicazione. Oggi se una Regione è rossa viene percepita come punita, se è gialla come promossa. Le cose non stanno così. In tutti i territori occorre grande senso di responsabilità».

Se la terza ondata dovesse davvero arrivare, un lockdown come quello di marzo sarà inevitabile?

«Le ragioni economiche hanno spinto il governo a non sposare questa tesi, nonostante i nostri ripetuti inviti. Siamo certi che una chiusura totale per un tempo circoscritto sarebbe stata molto efficace. Se però a gennaio la situazione dovesse essere di estrema gravità, non si può escludere alcuno scenario».

Intanto al momento 21 parametri orientano aperture e chiusure. E’ d’accordo con questo metodo?

«Credo che decidere solo in base a 21 parametri legati al Covid non sia sufficiente. Questi dati tengono conto della condizione di circa un milione di persone affette da questa malattia. Ma in Italia ce ne sono altri 59 milioni, 24 milioni delle quali affette da patologie croniche. Occorre implementare i 21 parametri con altri parametri, legati a queste situazioni. Per decidere se una Regione deve essere rossa o gialla bisogna considerare anche quanto ci mette un’ambulanza a raggiungere un caso di infarto. Perché oggi i 20 minuti indicati non sono rispettati. O quanto ci mette una frattura al femore a essere operata. Le 72 ore richieste non sono più garantite».

Un’altra emergenza riguarda la mortalità dei medici, visto che i casi crescono. Cosa non sta funzionando?

«Siamo di fronte a una situazione drammatica. Per questo abbiamo chiesto al ministero della Salute di avviare un monitoraggio per capire se i protocolli di sicurezza siano sempre rispettati negli ospedali e se i dispositivi di protezione individuale siano distribuiti. Ci hanno segnalato che spesso agli specializzandi non vengono dati. Ci sono falle enormi, basti pensare che il 50 per cento dei decessi riguarda i medici di famiglia».

Quando finirà l’emergenza?

«Vaccino e caldo sicuramente ci aiuteranno. Potremo essere più tranquilli la prossima estate. Poi il tempo ci dirà se questa malattia diventerà ciclica e se, come accade con l’influenza stagionale, tornerà ogni anno».

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