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07. 05. 2021 19:07

Covid, Galli: «Vaccinare, ma restando in rosso»

Secondo il primario del Sacco «il pericolo restano le varianti»

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Molte cose non quadrano, si deve fare fronte alle varianti che rappresentano una insidia molto pericolosa ma forse siamo vicini alla svolta giusta. Massimo Galli, direttore del reparto di Malattie Infettive dell’Ospedale Sacco di Milano, concede a Mi-Tomorrow un cauto ottimismo, un fatto non usuale che lascia ben sperare.

Professore, iniziamo con una buona notizia: il sistema di prenotazione delle Poste sembra almeno funzionare.
«Sì, sta andando bene, è importante che si vada avanti così».

Come giudica il calendario delle vaccinazioni stabilito dalla Regione?
«E’ fatto bene, gli elenchi ci sono, ora bisogna lavorare al meglio per centrare il vero obiettivo: vaccinare tutti nei tempi più brevi».

Non ha mai lesinato critiche alla Regione e al Governo, ora sembra più ottimista.
«Ho espresso le mie critiche quando emergevano difficoltà e, talvolta, anche aspetti grotteschi anche se devo dire che spesso non erano dovuti a chi ci governa perché il problema era che non c’erano i vaccini. Ora vedo che c’è la volontà di uscire dall’impasse».

Anche i numeri sono confortanti, in Lombardia l’RT è sotto l’1.
«Lascerei perdere i ragionamenti sui numeri che sono ballerini, concentriamoci sulle questioni fondamentali».

Qual è adesso la priorità?
«Vaccinare le persone a maggiore rischio, poi passiamo agli altri».

Si deve restare in zona rossa o è possibile adottare misure più morbide?
«Su questo ho pochi dubbi, dobbiamo restare in zona rossa».

Il 7 aprile riaprono le scuole: è una decisione corretta?
«Ribadisco il mio pensiero: è una decisione inutile e improduttiva».

Perché?
«Sarebbe bastato continuare ancora qualche settimana con la didattica a distanza per ottenere risultati, ora invece ci ritroveremo in una situazione pericolosa. Inoltre sarebbe stato meglio procedere con una riapertura accompagnata da una sperimentazione e facendo test di definizione del rischio».

Parliamo delle varianti.
«Sono da gestire, in particolare la variante inglese che sviluppa un’attitudine a infettare bambini e adolescenti che prima pensavamo fossero fuori dalla possibilità di contagio o comunque con possibilità molto ridotte: la mia preoccupazione è che possano infettare i genitori e gli anziani».

Sono il pericolo più grande in questo momento?
«Le varianti hanno sparigliato, in Inghilterra hanno riaperto le scuole solo dopo aver vaccinato i 60-70 enni, in Francia stanno di nuovo chiudendo tutto: il problema è che sono diversi dal virus su cui sono stati impostati i vaccini».

Previsioni per questa estate?
«Vedremo nei prossimi mesi se si riuscirà a raggiungere l’immunità di gregge».

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