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17. 06. 2021 00:23

A dieta insieme per guarire dal rischio cardiovascolare

Se la coppia si unisce nello sforzo, chi ha avuto un infarto ha maggiori probabilità di cambiare le abitudini

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Quanto è importante, per un cardiopatico, avere una famiglia di supporto? Lo stile di vita sedentario, il fumo, l’alimentazione sbagliata, l’obesità, sono fattori di rischio cardiovascolare ai quali bisogna porre riparo, in particolare dopo aver subito un infarto. E motivare i pazienti a cambiare le abitudini non è affatto facile.

A dieta insieme per guarire dal rischio cardiovascolare

«Lo studio Euroaspire 4 (European action on secondary and primary prevention by intervention to reduce events 4) ha rilevato in 24 Paesi, per conto della Società europea di cardiologia, i dati dei pazienti a un anno e mezzo da un evento coronarico. Se non profondamente motivati, il 49% di quelli che fumavano prima dell’infarto ha ripreso, il 60% di coloro che non facevano sport ha continuato l’inattività e l’80% degli obesi non è riuscito a perdere dopo il ritorno a casa», conferma il cardiologo Antonio G. Rebuzzi.

Lo studio. Come fare, dunque, ad avere successo nel convincere il paziente? All’ultimo congresso della Società europea di cardiologia, Lotte Verwely – del dipartimento di Cardiologia dell’Academic medical center di Amsterdam, ha dato una interessante risposta a questa domanda, dimostrando che quando la coppia si unisce nello sforzo, chi ha avuto un infarto ha maggiori probabilità di riuscire a cambiare le abitudini. «L’analisi – ricorda l’esperto – si è concentrata su 411 pazienti ai quali sono stati indirizzati programmi di stile di vita per ridurre il peso o incrementare l’attività fisica o per smettere di fumare. Nella metà dei casi è stato coinvolto, oltre al paziente, anche il partner, che ha anche lui/lei volontariamente modificato le normali abitudini».

I benefici. Rispetto a quelli senza partner, i pazienti in cui il compagno era coinvolto avevano più del doppio di probabilità di riuscire a raggiungere l’obiettivo che si erano proposti. Esaminando l’influenza benefica del partner nelle singole aree si è visto che un congiunto partecipante aiuta maggiormente nella perdita di peso, con un raggiungimento dell’obiettivo in quasi il triplo dei pazienti accompagnati nel sacrificio, rispetto a quelli in cui il partner non era coinvolto. «Le coppie hanno spesso stili di vita simili e cambiare le abitudini è indubbiamente più difficile se chi ti è accanto continua come prima – conclude -. Il miglioramento nella cessazione del fumo e nell’incremento dell’attività fisica, pur presente, è stato meno significativo. Questi campi sembrerebbero risentire in maniera minore della presenza di un partner attivo e sarebbero più soggetti a motivazioni o abitudini individuali».

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