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20. 04. 2021 12:45

Humanitas Gavazzeni e Castelli: quando l’arte entra in ospedale

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Botticelli, Canaletto, Hayez, Lotto e Raffaello: non in un museo, ma nelle sale d’attesa e nei corridoi di Humanitas Gavazzeni e Castelli, a Bergamo. E non quadri originali o copie dal vero, ma ingrandimenti a tutta parete. L’arte finalmente entra anche in ospedale grazie al progetto La cura e la bellezza, che conta 25 opere scelte tra il vasto patrimonio della Pinacoteca bergamasca.

E’ così possibile ammirare scorci di cielo che si aprono in angoli inaspettati, volti d’altri tempi che accompagnano i pazienti all’ingresso e nelle sale d’attesa, storie narrate per immagini che corrono sulle lunghe pareti dei corridoi proiettando le persone che li attraversano in un’altra dimensione.

CARICA EMOTIVA • Sono 400 i metri quadrati totali dei due ospedali hanno dedicato a questa novità. Grazie a un approfondito lavoro preparatorio con fotografi e grafici specializzati, i segni delle pennellate e le crepe delle tele vivono ora su superfici molto ampie, rivelando dettagli altrimenti invisibili all’occhio umano.

La scelta dei dipinti non è casuale, ma mira a ricostruire un ambiente dalla forte carica emotiva seguendo il filo conduttore della bellezza, declinata in molti modi coerenti con l’ospedale che li accoglie: dal gesto di affetto all’intensità di uno sguardo fino a paesaggi rasserenanti.

UNICITA’ • Ed è stupore ciò che si prova allo sportello prenotazioni trovandosi di fronte al gioco di sguardi e gesti ritratti da Lotto in Nozze mistiche di Santa Caterina d’Alessandria, o quando i personaggi delle Storie di Virginia di Botticelli prendono vita a grandezza naturale lungo il percorso che porta alla palestra di riabilitazione o ancora quando il dolce sguardo di San Sebastiano di Raffaello sorprende in una sala d’attesa.

O quando infine il vapore delle Cascate del Serio (opera di Andrea Marenzi) rapisce lo sguardo verso l’alto, dove sgorga l’acqua, a dieci metri d’altezza sulla parete che sovrasta il bar dell’ospedale. Oltre ai curatori, protagonista della selezione delle opere sono stati i medici, gli infermieri e lo staff di Humanitas, che attraverso un sondaggio hanno definito le tele presenti nelle zone a più alta socializzazione come mensa e bar. Che da oggi sono un vero e proprio museo diffuso, a disposizione di tutti.


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