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26. 11. 2020 18:25

Il presidente dell’Ordine dei Medici milanese: «Più in difficoltà rispetto a marzo»

L'intervista del presidente dell'Ordine dei Medici di Milano: «La situazione è preoccupante»

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Dicono ormai da settimane di essere vicini al disastro, hanno più volte invocato un lockdown immediato, spiegano di non avere mascherine e di essere costretti a comprarle online.

I medici lombardi sono sempre più in difficoltà a causa della seconda ondata della pandemia, e hanno paura che le nuove e più stringenti misure da poco entrare in vigore nella Regione non siano sufficienti per bloccare i contagi. Il presidente dell’Ordine dei medici di Milano, Roberto Carlo Rossi, non ha dubbi: «La situazione al momento è peggiore rispetto a marzo».

A che punto è la Regione Lombardia con l’emergenza Covid?

«Non siamo in una situazione buona: in ospedale i posti letto si stanno progressivamente esaurendo e ci sono attese importanti in pronto soccorso. Sul territorio i camici bianchi sono allo stremo: i medici di famiglia e i pediatri di libera scelta sono sovraccarichi di lavoro per la quantità di notifiche da fare sul portale delle malattie infettive e per la notevolissima quantità di telefonate che tutti i giorni ricevono e fanno ai propri pazienti».

Come stanno lavorando i medici sia in ospedale sia nel privato, oltre che quelli di medicina generale?

«Come dicevo, tutti sono sovraccarichi di lavoro. C’è molta tensione e preoccupazione, la situazione sul territorio non è assolutamente facile».

Il nuovo decreto entrato in vigore soddisfa le vostre richieste?

«Al momento è difficile fare previsioni. Speriamo che le misure messe in atto siano sufficienti. Principalmente a preoccupare sono i mezzi di trasporto, ancora in parte carichi di lavoratori. Finché non si starà attenti a eliminare questa fonte di contagio, sarà difficile uscirne».

Il lockdown “soft” in Lombardia potrà dare gli effetti sperati?

«Non sono ancora in grado di sbilanciarmi su questo punto. Posso però dire che personalmente non credo che una chiusura dei locali alle dieci di sera, nelle Regioni italiane dove questa cosa è ancora consentita, sia sufficiente per non far circolare il virus».

roberto carlo rossi

Voi avete chiesto da tempo un lockdown immediato, perché?

«Ci siamo mobilitati per chiedere un lockdown immediato perché vedevamo che la curva dei contagiati saliva in maniera vertiginosa. Solo una chiusura tempestiva avrebbe potuto limitare i danni».

La pressione sui medici è inferiore rispetto a marzo e aprile?

«Assolutamente no. Rispetto alla prima ondata siamo di fronte a una situazione peggiore, nel senso che la pressione è maggiore».

Avete paura dei decessi che nei mesi scorsi abbiano colpito moltissimi vostri colleghi?

«L’unica differenza rispetto alla scorsa primavera è che adesso i medici sanno a cosa vanno incontro e si sono comprati i dispositivi di protezione personale online. In questo momento l’incremento dei colleghi deceduti per coronavirus è ancora contenuto, in questa seconda ondata. Speriamo bene, ma la paura è comunque tanta».

Alcuni virologi sostengono che la situazione nelle terapie intensive della Lombardia non è così drammatica come di dice, lei è d’accordo?

«La questione non è essere d’accordo o meno. Mi dicono che invece gli ospedali sono vicini al livello massimo di saturazione. Non credo che chi ci riporta queste cose se le inventi, evidentemente la situazione non è semplice».

In questa nuova fase la sanità territoriale della Regione sta funzionando in modo sufficiente?

«Secondo me no, perché non si sono fatti gli investimenti in risorse umane che avevamo chiesto dopo la prima fase e che avrebbero reso questa seconda ondata meno difficile da gestire».

Cosa manca?

«Mancano sicuramente maggiore coordinamento, maggiori investimenti sul territorio e più personale medico negli ospedali».

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