medical coach
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E’ un ruolo delicato, e sempre più determinante, quello in un numero sempre maggiore di ospedali italiani viene affidato ai medical coach, figure professionali che affiancano i malati per offrire loro non solo un supporto psicologico, ma anche strumenti pratici necessari per reagire alle patologie.

 

Parlare con i pazienti, ascoltarli, spingerli a focalizzare sul presente. In modo da aiutare chi soffre a perseguire in modo più efficace e consapevole gli obiettivi da raggiungere e assumere le scelte migliori per riuscirci. In tre strutture di Milano adesso è possibile seguire i corsi liberamente. Succede al Policlinico, al San Raffaele e all’Istituto dei tumori.

Per il terzo anno è, infatti, attivo il servizio gratuito di medical coaching rivolto a pazienti affetti da patologie onco-ematologiche croniche. Il progetto si chiama “Medici. Pazienti. Parenti” ed è promosso e finanziato dalla fondazione Renata Quattropani onlus di Giovanna Ferrante, dal 2011 impegnata proprio nel sostegno alla ricerca clinica sulla leucemia linfatica cronica.

Avviata nel 2017 al Policlinico, l’iniziativa è stata portata avanti con successo nel corso del 2018 e prosegue anche quest’anno con altri gruppi di pazienti e in nuove strutture, come strategia di gestione delle difficoltà quotidiane delle persone affette da questo tipo di malattia cronica.

Nella fase sperimentale sono stati coinvolti circa cinquanta malati, che hanno incontrato i due coach messi a disposizione dalla fondazione. Sono Roberto Assente e Michela Serramoglia. Prima ci sono stati gli incontri di gruppo (dodici per ciascun istituto), poi gli incontri privati secondo un calendario che ha visto coinvolte anche le famiglie. Il coach lavora con i pazienti sui diversi aspetti della motivazione nell’affrontare il percorso clinico con regolarità senza perdere di vista qualità e stile di vita, aiuta in maniera concreta a gestire lo stress, a coltivare forza di volontà e fiducia per riportare al centro la persona rispetto alla malattia.

Si tratta di una relazione costante, un accompagnamento che coinvolge la persona ricoverata ma anche la sua famiglia. «Per la mia personale esperienza a contatto con la malattia cronica di mia madre, penso sia molto importante partire dal concetto di umanizzazione del paziente e dalla qualità della relazione come strumento e atto di cura — spiega Giovanna Ferrante di fondazione Quattropani —. Il medical coaching aiuta il paziente a rimettere al centro la sua vita, la sua specificità di persona facendo passare in secondo piano lo status di malato».


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