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20. 05. 2022 22:59

Allarme medici di famiglia: «Non esisteranno più, chi cura i pazienti?»

Andrea Mangiagalli, portavoce delle "Coccarde Gialle", lancia l’allarme

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In Lombardia mancano 1.166 tra medici di base e pediatri, un problema che tocca la sanità pubblica dell’intero Paese dove la carenza dei medici di famiglia, per alcune realtà, è una vera emergenza. Il 26 marzo scorso 500 medici di famiglia sono scesi in piazza per la prima volta, per protestare a Milano e chiedere la tutela del servizio sanitario pubblico e la sburocratizzazione della professione, come spiega a Mi-Tomorrow Andrea Mangiagalli, medico di medicina generale e portavoce della “Coccarde Gialle” lombarde: «Chiediamo di poter fare i medici e curare gli ammalati e invece abbiamo aumentato le incombenze amministrative, il sistema va fatto ripartire».

Medici di famiglia, l’allarme delle Coccarde Gialle: parla Andrea Mangiagalli

medici di famigliaQual è la situazione?
«Per entrare nel sistema sanitario lombardo ci sono due accessi: il medico di famiglia e il pronto soccorso. Se i medici non riescono a far fare gli esami a fare la diagnosi è evidente che poi si va in ospedale, andando a cercare delle prestazioni che non sono da pronto soccorso. Tutto il sistema si è impastato in queste problematiche di tipo assistenziale e burocratico. Le strutture private eseguono prestazioni in tempi più ragionevoli e la gente deve pagare, anche se non possono permetterselo».

Ha indicato la Lombardia come fanalino di coda della medicina territoriale e l’area di Milano è una delle peggiori, perché?
«A Milano abbiamo un numero di medici per abitate più basso di tutta la Lombardia e di tutta l’Italia. Fuori Milano le persone sono obbligate a fare anche 30 km per trovare un medico di base, che nei paesini sono quasi spariti. Ci sono molti accreditati privati che si fanno la concorrenza così tutti cercano di massimizzare il loro margine di guadagno nell’attività, a scapito del servizio pubblico che è stato dismesso e smantellato».

Il rischio è quello di rimanere senza medici di famiglia?
«Purtroppo è già così, ci sono già molte persone che non hanno il medico di base, hanno solo qualcuno che stampa delle ricette in caso di necessità, è già una realtà che sta peggiorando».

Dalla Regione avete avuto delle risposte?
«Non hanno risposto, è una situazione in ritardo da decenni. I prossimi medici arriveranno solo tra tre anni con le borse di studio, quelle di medicina generale poi valgono 800 euro al mese, meno rispetto alle specializzazioni, quindi nessuno vuole fare più questo lavoro.»

I medici di famiglia sono sempre meno, ci sono altre ragioni oltre a quelle economiche?
«Anche per il lavoro, ormai siamo diventati impiegati delle poste. Chi come me fa questo lavoro da 30 anni reagisce in un certo modo ma i giovani vogliono fare quello per cui hanno studiato».

Come si può sburocratizzare la vostra professione?
«Ci sono tante cose che noi facciamo perché gli uffici dell’Asl sono stati chiusi, basterebbe rimettere la gente a fare il loro lavoro, ma il blocco del turnover della pubblica amministrazione ha svuotato gli uffici. Ci vogliono personale e risorse che adesso non ci sono».

Chi curerà i pazienti?
«Questa è l’unica cosa che non sappiamo. Già adesso la gente si riversa nel pronto soccorso per qualsiasi cosa perché manca il medico di famiglia».

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