5.3 C
Milano
06. 12. 2021 12:54

Operatori sanitari a rischio depressione: lo studio dell’Università dell’Aquila

Medici e infermieri in prima linea per tre mesi ora affrontano problemi psicologici. L’esperienza registrata di Wuhan si sta materializzando anche nel nostro Paese

Più letti

Turni massacranti, isolamento, necessità di compiere scelte talvolta difficilissime. Fra le vittime della pandemia da Covid-19 ci sono sicuramente anche gli operatori sanitari da oltre tre mesi in prima linea. Non solo quelli che, purtroppo, hanno perso la vita a causa del virus. Ma anche quelli – numerosissimi – che adesso sono alle prese con diversi problemi di natura psicologica. A rilevarlo è stata, per prima, un’indagine condotta in Cina sui medici e infermieri di Wuhan.

 

Operatori sanitari a rischio depressione

Studio italiano. La tesi è stata confermata da una nuova ricerca italiana. Lo studio dimostra che il personale sanitario in prima linea contro il Covid-19 è stato esposto a livelli elevati di eventi stressanti e presenta «in circa il 50 per cento dei casi sintomi post-traumatici legati a stress, depressione, ansia e insonnia».

Il lavoro, condotto dall’università dell’Aquila in collaborazione con l’università di Roma Tor Vergata, ha coinvolto un totale di 1.379 fra medici e infermieri che hanno compilato un questionario ad hoc.

Dopo aver valutato le risposte, è emerso che 681 operatori (49.38 per cento) mostravano sintomi spia di stress post-traumatico; 341 (24.73 per cento) di depressione, 273 (19.80 per cento) di ansia, 114 (8.27 per cento) insonnia e 302 (21.90 per cento) stress. Il questionario, rivolto specificatamente agli operatori sanitari, è stato diffuso online su tutti i social network.

Operatori sanitari, monitoraggio continuo

Il periodo di indagine corrispondeva ai giorni immediatamente precedenti al picco in Italia. Giorni durante i quali i servizi sanitari del Paese erano particolarmente sotto pressione.

«Abbiamo esaminato anche le caratteristiche del lavoro degli operatori, cioè se erano in prima o seconda linea. Scoprendo chiare associazioni tra i sintomi e il fatto di lavorare in prima linea, aver avuto un collega contagiato o morto ed essere giovani e donne», spiega lo psichiatra Rodolfo Rossi.

Inoltre l’esposizione al contagio è stata associata a un maggior rischio di depressione. «Appare chiaro che il contraccolpo c’è stato – conclude lo specialista -. Inoltre lo stress post traumatico si manifesta subito, ma ha anche un’onda lunga a sei mesi. Monitoreremo la situazione con un follow up già nei prossimi mesi, per valutare l’evoluzione delle condizioni degli operatori sanitari».

In breve

Milano, disagi in vista: sciopero nazionale dei mezzi contro il Green Pass

Ferrovieri e autisti dei mezzi pubblici incrociano nuovamente le braccia. Per il prossimo venerdì 3 dicembre è stato indetto...