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26. 09. 2020 06:53

L’importanza degli psicologi in classe: «Lo studente prima delle regole»

Il progetto della Fondazione Soleterre nasce con l’intento regalare serenità e consapevolezza alla “nuova scuola”

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La scuola è ripartita. Sono stati mesi in cui proposte, critiche e risposte si sono susseguite come in un’eterna partita a ping pong: le Regioni accusavano il Governo per la poca chiarezza delle nuove linee guida, mentre Palazzo Chigi si confrontava con il Cts per capire come e quanto fattibile fosse il rientro a scuola.

Psicologi in classe: «Lo studente prima delle regole»

Quindi chi ha pensato alla sfera emotiva degli studenti, esulando dalle regole a cui sottoporli? Il progetto “Psicologi in classe” della Fondazione Soleterre nasce proprio con questo intento: accompagnare studenti, genitori e famiglie nella “nuova scuola” con serenità.  L’apripista del percorso di supporto psicologico sarà l’istituto Cavour di Pavia.

Nel frattempo la Fondazione sta cercando di stringere accordi anche con altre realtà al di fuori dal pavese: tra questa anche una scuola di San Donato Milanese.

Mariagrazia Masulli, educatrice

«Coinvolgiamo giovani, docenti e genitori»

Mariagrazia Masulli
Mariagrazia Masulli

Perché la vostra scuola, l’Istituto Cavour di Pavia, ha deciso di aderire a questo progetto?
«Il nostro obiettivo è garantire un rientro a scuola sereno e dare la possibilità ai nostri allievi di elaborare in maniera proficua il contesto post emergenza. Ci ritroviamo a vivere una situazione straordinaria e non sarebbe possibile affrontarla con strumenti ordinari. È fondamentale un supporto specialistico».

A chi è rivolto il supporto psicologico?
«Il progetto è indirizzato a tutta la comunità scolastica, quindi non solo ai ragazzi, ma anche ai docenti ed ai genitori. Le nuove regole influiranno su tutti, perciò è necessario agire su più livelli».

Come sarà strutturato il programma?
«Verranno realizzati quattro incontri di gruppo rivolti, come già detto, a studenti, genitori e docenti. Gli alunni saranno a loro volta divisi in due fasce d’età: dai 3 ai 9 anni e dai 10 ai 14. Nei vari appuntamenti si seguirà un filo narrativo che porterà ad affrontare dapprima il passato, poi il presente ed infine il futuro. L’ultimo incontro sarà un’elaborazione di tutto ciò che sarà emerso».

Perché di progetti come il vostro non ce ne sono in altre scuole?
«Così come nella sanità, anche nella scuola, c’è stata poca attenzione per le vittime, per chi ha sofferto e  ancora soffre i risvolti psicologici della pandemia. Il legislatore si è affrettato ad individuare delle misure che potessero prevenire il contagio, ma ha trascurato le fragilità delle fasce più deboli come i bambini. Avere degli studenti fragili significa avere in futuro degli adulti altrettanto fragili».

Matteo Mangiagalli, psicologo

«La condivisione per elaborare gli shock»

Matteo Mangiagalli
Matteo Mangiagalli

Come nasce l’idea di “Psicologi in classe”?
«Dall’esperienza avuta negli ospedali durante i mesi più critici dell’epidemia, dove ci siamo resi conto di quanto sia importante già solo la presenza, il saper che ci sia fisicamente qualcuno a supportarti. È un valore aggiunto che riteniamo utile anche in un contesto delicato come la scuola».

Gli incontri avverranno tutti in presenza?
«Per quanto riguarda i gruppi con i genitori ed i docenti terremo dei webinar, mentre con i bambini tutti gli incontri saranno in presenza. Sarebbe difficilissimo mantenere alta la loro attenzione via web».

Quali traumi ha lasciato il Covid sui più piccoli?
«Molti di loro hanno vissuto dei lutti negli ultimi mesi, altri hanno visto le ristrettezze economiche abbattersi sulle proprie famiglie. Sono rimasti isolati per tanto tempo e molti hanno ormai paura del contatto. Perdono la fiducia verso il prossimo tendendo a chiudersi in se stessi, caratteristica che può influire negativamente soprattutto nella fase preadolescenziale».

Qual è l’obiettivo principale che vi siete prefissati?
«Permetter loro di elaborare in maniera costruttiva certi drammi anche attraverso la condivisione. Dopodiché sarà necessario comprendere le nuove regole scolastiche ed assimilarle capendone il senso e la loro utilità. Infine, e non meno importante, bisognerà immaginare la scuola del futuro che irrimediabilmente non sarà più come quella a cui erano abituati».

E il compito dei docenti, in tutto questo?
«In primo luogo dovranno metabolizzare anche loro i traumi post Covid e dovranno imparare ad approcciarsi diversamente agli studenti fragili cogliendo i campanelli di allarme delle possibili situazioni di disagio dovute alle nuove regole».

Che cosa risponde a chi vi accusa di rubare spazio ad una didattica già in forte ritardo?
«Il progetto è un investimento che ha proprio come obiettivo quello di ridare spazio alla didattica. Tramite l’elaborazione dei traumi e del nuovo contesto si potrà ottenere un ambiente sereno che favorirà la ripresa delle attività scolastiche».

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