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22. 05. 2022 19:50

Roberto Burioni presenta il nuovo libro: «I no-vax sono argomento per i sociologi»

Il professore presenta La formidabile impresa che celebra i vaccini anti-Covid

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Ha sempre osteggiato i no vax sui social anche prima che scoppiasse l’emergenza Covid. Ora, due anni dopo l’inizio della pandemia, Roberto Burioni ha scelto di mettere nero su bianco il cammino verso quella che è La formidabile impresa, così si intitola il saggio edito da Rizzoli, per celebrare la rivoluzione mRNA che ha salvato vite e oggi permette ai più di convivere con Omicron. E chissà che un giorno questa sigla mRNA possa legarsi ad analoghe ricerche come quelle per debellare altre gravi malattie.

Roberto Burioni in libreria con La formidabile impresa

Il professor Burioni, docente di Virologia e Microbiologia all’Università Vita-Salute San Raffaele di Milano, è diventato sempre più noto al grande pubblico anche grazie alle sue ormai celebri lezioni della domenica sera a CheTempoCheFa su Rai3. Ma la sua divulgazione scientifica resiste su Twitter dove ormai ha imparato ad armarsi di pazienza contro i detrattori. Mentre le resistenze dei no-vax – spiega in un colloquio con Mi-Tomorrow – «saranno studiate dai sociologi più che dai medici».

Professore, davvero i vaccini si possono definire un miracolo della scienza?

«Diciamo che miracolo è una parola che appartiene ad un’altra categoria, ma è un modo di dire che calza con quanto accaduto in questi ultimi anni. La scoperta del vaccino mRNA contro il Covid-19 è un qualcosa di assolutamente eccezionale».

Spieghi questa eccezionalità…
burioni«In dieci mesi è stato fatto quel che fino ad oggi si era fatto in dieci anni. E’ una scoperta resa possibile grazie al sacrificio di tanti ricercatori e con un pizzico di fortuna».

Ovvero?

«Il ritorno dei casi Covid nel settembre 2020, con la seconda ondata, ci ha paradossalmente permesso di capire prima come il vaccino funzionasse bene».

La tecnologia mRNA potrà aiutarci su altri fronti?

«Questo è il punto importante: si aprono nuovi orizzonti che ci permetteranno di ottenere vaccini personalizzati, ad esempio contro il cancro. Dalle cellule tumorali di un certo paziente potremmo magari ottenere il vaccino specifico per quella persona. La prospettiva è sensazionale».

Nessun dubbio sulla sicurezza?

«Il vaccino contro il Covid-19 è sicuro, efficace, somministrato a due miliardi di persone».

Eppure questo numero non basta a chi ancora non vuole vaccinarsi?

«Vede, io mi sono sempre impegnato a favore delle vaccinazioni anche prima di questa pandemia. Ho sempre pensato che qualcuno nutrisse dubbi e riserve perché magari alcune malattie non le ha mai viste da vicino, come la poliomelite o la difterite contro le quali siamo ormai tutti vaccinati. Però la resistenza di un milione di italiani over 50 non vaccinati è irrazionale e – come tale – diventa difficile convincerli con argomenti razionali. Queste persone corrono un rischio notevole e personale, rifiutano un salvavita sicurissimo. Penso che sia un fenomeno che andrà studiato dai sociologi più che dai medici».

Oggi in che fase siamo?

«Adesso circola un virus estremamente contagioso, fortunatamente meno patogeno di quello che c’era fino a dicembre. Ma quest’accoppiata rende la situazione ancora peggiore per i non vaccinati. Per tutti gli altri, con un vaccino che funziona sulla malattia grave e con la disponibilità di antivirali, è una fase di convivenza prudente con il virus».

Con l’incognita della durata della protezione…

«Non sappiamo cosa succederà, ma non è una circostanza di questo vaccino. E’ sempre accaduto così: solo col tempo comprenderemo la copertura effettiva, un po’ come col vaccino contro il papilloma virus nel 2006».

Oltre agli over 50 ci sono tanti bambini non protetti: qui varrebbe la pena ancora sforzarsi in una campagna di comunicazione?

«Personalmente ho vaccinato mia figlia Caterina il primo giorno di apertura della campagna per la sua fascia d’età. Nel momento in cui, però, ci sono politici e autorevoli esponenti della comunità scientifica che dichiarano di non voler vaccinare i loro figli, cosa possiamo fare?».

Che cosa le ha fatto più male di questi due anni?

«A livello personale gli episodi di diffamazione, di discredito, il tentativo continuo di delegittimazione. A livello generale, i mesi trascorsi in casa sono stati difficili, ci hanno riportato indietro di secoli di storia».

Era inevitabile?

«Purtroppo non mi sono ancora convinto di tesi contrarie».

Non si è ancora stufato di Twitter?

«Ormai evito calcio e ironia. Mi limito alla divulgazione scientifica, consapevole che ormai ci sguazzano i soliti che aspettano solo di travisare le parole».

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