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Gio, 09 Lug 2020 19:55:12

Ustioni, una nuova tecnica ridurrà le cicatrici. Marino: «Creeremo grosse quantità di neo cute da frammenti di pelle del paziente»

Il sistema, battezzato DenovoSkin, è messo a punto dall’azienda svizzera Cutiss Ag con approvazione Aifa. Ne parla il responsabile Uo Chirurgia plastica ricostruttiva dell'Istituto ortopedico Galeazzi di Milano

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Presto le ustioni più gravi potranno essere curate con un nuovo trattamento, in grado di ridurre al minimo le cicatrici e accelerare i tempi di guarigione. Il sistema è stato battezzato DenovoSkin, è stato messo a punto dall’azienda svizzera Cutiss Ag e ha appena ottenuto l’approvazione di Aifa di studi clinici di fase II, che saranno condotti anche in Italia.

 

Ustioni, una nuova tecnica ridurrà le cicatrici

«La ricerca scientifica si sta dedicando a questo argomento affascinante della bio-ingegnerizzazione cutanea da più di due decenni», commenta a Mi-Tomorrow Matteo Marino, responsabile Uo Chirurgia plastica ricostruttiva dell’Istituto ortopedico Galeazzi di Milano.

Cosa pensa di questa novità?
«Riuscire a creare, attraverso in piccolo frammento di pelle prelevato dal paziente, grosse quantità di neo cute, perfettamente biocompatibile e con caratteristiche meccaniche sovrapponibili alla pelle, potrebbe rivelarsi una soluzione in grado di modificare l’approccio chirurgico dei pazienti con grandi ustioni o dei politraumatizzati e migliorare  sia l’aspettativa sia la qualità della loro vita».

Cosa significa per l’Italia portare avanti una sperimentazione del genere?
«E’ sicuramente un grande orgoglio e un motivo di vanto sapere che dietro questa sperimentazione c’è la mano, e soprattutto la testa, di scienziati, studiosi e ricercatori italiani».

Rispetto alle tecniche usate attualmente, quali potrebbero essere i vantaggi di questa novità?
«Il primo consiste nel potere disporre in tempo relativamente breve, circa tre settimane, di una grande quantità di sostituto cutaneo a fronte di un piccolo prelievo di pelle che risulta di facile esecuzione e di minimo impatto estetico. Il secondo importante vantaggio sembrerebbe rappresentato proprio dalla caratteristiche della neo cute che, essendo composta da un doppio strato di derma ed epidermide, consentirebbe un miglior processo di cicatrizzazione, con un minor rischio di retrazione delle ferite, assicurando un miglior risultato sia dal punto di vista funzionale sia estetico».

Quali sono invece i potenziali rischi?
«L’unico rischio possibile è che, pur essendo biocompatibile, la nuova pelle possa non attecchire al cento per cento».

Attualmente quali sono le tecniche usate più spesso nel trattamento delle ustioni gravi?
«Il trattamento più utilizzato nella gestione in fase acuta è il trapianto omologo di cute. Questa tecnica prevede il prelievo di sottilissime strisce di pelle prelevate da aree sane del paziente, che opportunamente amplificate, possono essere trasferite per coprire le aree di cute danneggiata dalle ustioni. I limiti di questa tecnica sono rappresentati dalla scarsa disponibilità di cute sana prelevabile e dai pessimi esiti cicatriziali che residuano una volta superata la fase acuta e che spesso hanno un forte impatto sia sul piano funzionale sia estetico».

In che modo, oggi, viene risolto il problema delle cicatrici?
«Purtroppo le ustioni cutanee causano esiti cicatriziali pessimi che possono evolvere in cicatrici dure, spesse e retraenti che limitano il movimento e danno spesso non buoni risultati estetici. E’ quindi assolutamente necessario intervenire nei diversi momenti della loro evoluzione con differenti trattamenti e terapie. Precocemente è utile il massaggio con creme elasticizzati specifiche, molto efficace quindi la terapia compressiva con guaine o con lamine di silicone. Utili sono anche le infiltrazioni di cortisonici allo scopo di rendere più morbide e sottili le cicatrici. Solo quando questi tentativi hanno dimostrato di non essere sufficienti, e solo a completa maturazione delle ferite, è possibile ricorrere al trattamento chirurgico correttivo o a trattamenti laser».

Attualmente è possibile garantire qualità della vita ai pazienti colpiti da ustioni gravi?
«In realtà le gravi ustioni non determinano solo un danno cutaneo ma possono causare una vera e propria malattia multi-organo coinvolgendo il sistema renale e quello cardio-circolatorio. Grazie al miglioramento delle tecniche di rianimazione, delle tecniche chirurgiche e dei bio-materiali la percentuale di sopravvivenza e la qualità della vita negli ultimi anni è notevolmente migliorata».

Questa nuova tecnica secondo lei potrebbe servire ad aumentare la qualità della vita dei pazienti?
«Sicuramente l’utilizzo di un sostituto cutaneo con queste caratteristiche potrebbe essere prima di tutto in grado di garantire una maggior percentuale di sopravvivenza nei pazienti gravemente ustionati e in secondo luogo potrebbe contribuire a migliorare sensibilmente la qualità degli esiti cicatriziali».

In breve

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