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22. 04. 2021 13:22

Ecco il Veganuary: un mese senza carne e derivati

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Una sfida o, meglio, un invito: un mese da vegani per vedere fino in fondo l’effetto che fa, per dirla con Jannacci. È Veganuary (veganuary.com), iniziativa lanciata in Inghilterra nel 2013 dall’omonima associazione che incoraggia le persone a provare per trenta giorni post bagordi natalizi una dieta senza carne né prodotti di derivazione animale, testandone i benefici. Provare, appunto: poi si può scegliere se proseguire o tornare indietro sui propri passi.

IL SENSO • «Ci sono tanti motivi per cui le persone decidono di provare il vegan – spiegano i promotori –: per molti è l’amore per gli animali il catalizzatore, ma le persone vogliono sentirsi anche meglio con se stesse e ridurre il loro impatto sul mondo. Tanti combinano il Veganuary con i buoni propositi d’inizio anno. Qualunque sia la ragione, noi invitiamo a fare questa esperienza e sosteniamo chi decide di provare il vegan per un mese: si scopre un mondo completamente nuovo di gusto e sapore e, dopo trenta giorni, ci si sente fantastici».

Il meccanismo è semplice: ci s’iscrive, sul sito o tramite i social, e a disposizione si hanno vari materiali di supporto, da menu e ricette settimanali a consigli per pranzi o cene veg anche fuori casa. Circa trecentomila le persone che in tutto il mondo aderiranno quest’anno all’iniziativa: furono 168 mila dodici mesi fa, “appena” 3.300 il primo anno.

Una crescita esponenziale che dimostra come i consumatori rispondano sempre più e con maggiore consapevolezza alle opportunità di scelta e di cambiamento verso uno stile di vita più sostenibile, con il vegan che – registra l’Osservatorio Veganok – si fa strada dalle grandi metropoli europee ai piccoli paesini di provincia, uscendo da una dimensione di nicchia.

UN SUCCESSO • Tanti i fattori che concorrono: ci sono gli studi scientifici sugli impatti ambientali del cibo; il tema è sempre più oggetto di dibattito sui media; i prodotti vegan si trovano con maggiore frequenza e spazio nei supermercati. Ci sono, poi, le celebrità, quelli che fanno tendenza: anche insospettabili, come lo chef Gordon Ramsay (quello che solo due anni fa si diceva allergico ai vegani), che ha aderito a Veganuary, proponendo fino a metà febbraio in uno dei suoi ristoranti, il Bread Street Kitchen di Londra, un intero menu vegano.

Forse, però, il motivo del successo di un’iniziativa come Veganuary sta proprio nella formula: un approccio dinamico, accattivante, al passo con i tempi e, soprattutto, inclusivo, lontano insomma da quell’allure di “esclusività giudicante”, quasi settaria, che per troppo tempo ha bollato il veg, il quale ancora oggi deve fare i conti con falsi miti difficili da sfatare, specie in Italia, dove, nonostante passi avanti fatti negli ultimi anni, la strada da fare resta ancora lunga.

Secondo l’ultimo Rapporto Italia Eurispes, è vegetariano e vegano il 7% della popolazione sopra i 18 anni (il 6,2% si dichiara vegetariano, +1,6% rispetto alla rilevazione 2017, e lo 0,9% vegano, sceso dal 3% dell’anno precedente): nell’ultimo quinquennio, il valore di chi ha optato per un regime alimentare vegetariano e vegano si è mantenuto abbastanza costante con valori compresi fra il 7 e l’8%. Numeri, però, parzialmente “drogati”: molte persone, infatti, non s’identificano con il termine vegano, pur magari mangiando per l’80% delle volte vegetale.

Federica Giordani (Vegolosi.it):
«Sarà l’anno della cultura vegana»

A colloquio con Federica Giordani, direttrice di Vegolosi (vegolosi.it), il primo magazine online di cucina e cultura vegana.

Cosa pensi di Veganuary?
«È un’iniziativa sicuramente valida, come lo sono altre campagne come, per esempio, i Meat Free Monday di Paul McCartney: tutto ciò che spinge le persone ad affrontare il pregiudizio sull’alimentazione “senza”, che in realtà è una alimentazione con più cose, è utile. Provare, iniziare a piccoli passi, sentirsi seguiti e parte di qualcosa, è uno step essenziale per cambiare. Bisogna solo fare il primo gradino, come scriveva Tolstoj: è accaduto a ognuno di noi».

Non c’è il rischio che un’iniziativa del genere, pur lodevole, finisca per essere confusa con le tante diete depurative?
«L’idea del vegan detox c’è già di suo: quando si vuole tornare indietro dagli eccessi alimentari, s’interviene sui grassi, in particolare quelli di origine animale. Il concetto generale dell’alimentazione salutare è legato a frutta e verdura, cerali, tutto ciò che è alla base dell’alimentazione vegana. Sì, il rischio c’è: va chiarito che essere vegani non è una dieta e non fa dimagrire (anche se è molto probabile che, partendo da un’alimentazione classica, si perda peso). È un modo per capire che si può mangiare 100% vegetale senza morire di fame e stare meglio».

In Italia, ci sono, però, ancora tanti tabù e pregiudizi…
«Rispetto ad altri Paesi, come l’Inghilterra, dove la multiculturalità e l’assenza di una vera cucina tipica favoriscono il provare anche altro, da noi c’è un radicamento culturale sulla cucina fortissimo e tutto è più difficile. Con la nostra chef Sonia Maccagnola sono anni che proponiamo ricette sfiziose, dando alternative facili, pratiche e, soprattutto, buone, che soddisfino il palato. Il punto è questo: si può fare. Il problema è che nel nostro Paese troppo spesso ancora si pensa che vegano voglia dire solo verdurine, tofu che sa di gesso, seitan che fa male all’intestino (che poi non è vero): non è così. Abbiamo, poi, un grosso problema sui media: si parla sempre di più di vegan – e questo è un bene – ma spesso lo si fa male, con tante inesattezze che derivano da scarsa conoscenza e pregiudizio».

The Economist ha scritto che il 2019 sarà l’anno del vegan, The Guardian ha spiegato perché mangiare meno carne sia la cosa migliore da fare in questo nuovo anno: siamo di fronte a una svolta?
«Il 2019 e il 2020 saranno con molta probabilità anni molto importanti, viste anche le mosse dell’Sda e dell’Usda, in cui si lavorerà sul fronte dei sostituti sperimentali della carne: non più, per intenderci, il burger vegetale, ma la regolamentazione della carne in vitro. Ci sono, in parallelo, varie aziende attive, come Beyond meat, Incredibile Burger e ora anche Nestlé, che ha annunciato il lancio in primavera di un hamburger a base di soia e proteine del grano».

La strada, insomma, è tracciata…
«In Occidente, nei Paesi dove ci sono i soldi, gli investimenti stanno andando in quella direzione: non ci si chiede più se ci sarà l’inversione di tendenza carne/vegetale, ma solo quando ciò accadrà e quali siano i migliori modelli da approntare. All’estero si lavora su un futuro che è già presente».

300.000,
Le adesioni a Veganuary in 193 Paesi

18-34 anni,
La fascia d’età più rappresentata

47%,
La quota di partecipanti che arriva da una dieta onnivora


www.mitomorrow.it

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