«Tutti mi dicono che sono un tranquillo, non sono un ventenne alla prima volta sul palco». Bugo – alla nascita Cristian Bugatti, nato a Rho 47 anni fa, cresciuto in Piemonte e poi rientrato a Milano – non è solo “quello che canta con Morgan” Sincero. E chi lo conosce lo sa. Apparentemente riservato, sta affrontando questo Festival con lo spirito migliore: «È tutto bellissimo. Ma sono un tipo molto concreto, solido, centrato per fare tutto al meglio. Non vivo di ansie».

 

Come si vive quest’esperienza in compagnia di uno spirito libero come Morgan?
«Marco lo conosco da tanti anni, lo conosco così bene che riesco a gestirlo senza problemi. Io vivo le situazioni in un modo diverso, ci troviamo molto bene insieme e collaboriamo mica da ieri».

Per questo lo hai scelto per duettare con te?
«Avevo in mano questo brano e ho pensato che lui fosse perfetto per cantarlo. Ci siamo incontrati, lo abbiamo provato ed è stato bravissimo: l’ha cantato bene fin da subito perché è suo. Molte cose di questa canzone sono sue».

In effetti anche il testo sembra cucito su Morgan in alcune sue parti. Nessun problema con Amadeus?
«Assolutamente no. Amadeus mi piace, lo ritengo intelligente. E poi dipende da come usi le parole. Non ci vedo niente di così scandaloso e sensazionalistico in Sincero».

Non siete Junior Cally, insomma.
«Non mi interessa parlare di altri cantanti, questa è la verità. Ognuno si prende la responsabilità di quello che canta e di quello che dice».

Da Rho all’adolescenza in Piemonte, poi sei tornato a Milano.
«Mi ci sono trasferito nel 1999, quando non ero nessuno e Milano era come New York: per me era la città da conquistare. Conquistare tra virgolette, ovviamente. Anche perché mica devo andare a mettere in giro le bandiere di Bugo».

Però sarebbe una buona idea.
«In effetti ho tirato fuori un bello spunto».

E oggi senti di averla conquistata, Milano?
«Direi di sì. Non conoscevo nessuno e in due anni ho firmato con la Universal. Una cosa che mi ha permesso di trasformare la mia carriera in quello che è oggi. E poi amo la metropoli, in provincia non ci tornerei neanche se mi pagassero».

Il tuo posto preferito?
«Ti posso dire che non ho mai amato i Navigli».

Curioso.
«Ho sempre abitato la zona nord, anche Porta Nuova. L’Isola è un quartiere che mi piace molto, lo è anche corso Venezia. E poi mi piace la vivacità di Nolo».

E dove ascolti musica volentieri?
«Posso dirlo? Non sono mai stato un grande ascoltatore di musica live. Nella mia vita ho visto pochi concerti, forse a Milano avrò visto una ventina di live. Non ho un locale preferito, anche se con gli amici una tantum ballavamo all’Ortica».

Da poco hai riscoperto Twitter.
«È un antistress. L’ho utilizzato moltissimo quando avevo aperto il profilo una decina di anni fa, poi l’ho chiuso e sono passato a Instagram. Ora l’ho riaperto e mi sta portando fortuna, anche se non ho l’ossessione del followers. C’è un consiglio che mi ha dato una mia amica giornalista».

Quale?
«Mi ha detto che Twitter piace molto alle persone di arte e letteratura, anche perché verte tutto sulle parole. Allora ho deciso di utilizzare questo linguaggio parlato senza punteggiatura per essere più immediato. E mi diverte».

Giorni fa hai twittato: «Anche dai vigliacchi talvolta c’è da trarre vantaggio, non vedere le situazioni negative solo come tali». Cosa volevi dire?
«Non è legato a nessun evento, penso che la positività sia la forza della vita. Anche del vigliacco si può trarre un vantaggio. Si può vedere il bene anche in una situazione che può sembrarti completamente negativa. Poi sono uno che non vuole abbattersi, non mi piace la negatività».

Oggi esce il tuo disco, che si chiama come te.
«Sono il più figo di tutti, quando esco io adombriamo gli altri. In realtà ci ho lavorato tantissimo ed è stata una conquista di tutta la mia squadra. Siamo talmente concreti che vogliamo far bene. Usciamo con gli occhi della conquista».

Un’altra bandierina, oggi.
«Una bandierina».

«Marco lo conosco da tanti anni, lo conosco così bene che riesco a gestirlo senza problemi. Io vivo le situazioni in un modo diverso, ci troviamo molto bene insieme e collaboriamo mica da ieri»

Quando Bugo ci disse: «Morgan lo gestisco io»
Quando Bugo ci disse: «Morgan lo gestisco io»