Sanremo 2020, seconda serata da 1 a 10: vince Paolo Palumbo, Maria e Fiorello da metatv

Ma i tempi sono disastrosi

sanremo seconda serara voti
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La seconda serata di Sanremo 2020 rivista dai nostri giudizi: tanto da raccontare, tanto da rivedere nel secondo segmento del Festival numero settanta.

1 all’orario di chiusura della serata
Da Guinness. Bravi, ma basta.

2 ai monologhi all’una e un quarto
Com’è concepibile scalettare momenti che prevedono ovviamente una certa attenzione da parte del pubblico poco prima di UnoMattina? Inspiegabile.

3 alla gestione dei tempi
Bella l’imprevedibilità, ma deve comunque avere un limite. È chiaro che la presenza di Fiorello (ma non solo la sua) fa saltare ogni scaletta, ma non potrà essere sempre un alibi fino a sabato.

4 a Sabrina Salerno
Rombante, carica a pallettoni. Troppo. Dietro il volano di una carriera che sta proseguendo all’estero, la grande voglia di tornare protagonista a casa sua. Impatto da Live – Non è la Sabri.

5 ancora a Tiziano Ferro
Diciamocelo: ti aspetti l’infinito e oltre, alla fine ti regala quello ti aspetti. Incastrato in una scaletta infinita.

6 ai Ricchi e Poveri
Una reunion certamente in tono minore rispetto a quelle che furono di Albano e Romina o dei Pooh con Riccardo Fogli, ma certi brani sono immortali. Con o senza playback.

7 a Elettra Lamborghini
Sì può dire che questa ragazza, che rischiava ardentemente di essere inghiottita dal palco del Festival, l’ha scaldato come pochissimi altri in questi due serate? Sì, si può dire. E, se non si può dire, l’ho comunque già detto.

8 a Rancore
All’una meno un quarto, una performance perfetta. Canzone potente. Il Festival ha bisogno di protagonisti come Rancore, soprattutto all’una meno un quarto.

9 alla telefonata mariana
Momento di metatelevisione con pochi precedenti, l’apice della telefonata tra Fiorello e Maria De Filippi ridistribuisce i valori in campo della tv nostrana e rappresenta perfettamente quello che il pubblico oggi vuole. Poca storia.

10 agli occhi di Paolo
La forza di Paolo Palumbo, da quattro anni affetto da SLA, ieri sul palco dell’Ariston per portare la canzone che aveva presentato a Sanremo Giovani. Poca retorica, poca ipocrisia. «Avete detto tutti i ti voglio bene che volevate?», dice grazie al supporto elettronico. Una maturità molto più che illuminante.

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