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07. 05. 2021 17:48

Arisa, l’ultima donna a vincere il Festival: «Che bello poter fare affidamento su se stessi»

Una garanzia al Festival: Arisa e le parole di Gigi D’Alessio in Potevi fare di più

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Torna in riviera con una nuova consapevolezza Arisa: Potevi fare di più è il titolo del brano, cucito su misura per lei da Gigi D’Alessio, con cui ha esordito ieri sera.

Quali sono i versi in cui ti sei subito riconosciuta?
«In realtà mi ha colpito tutto il testo, dal primo all’ultimo verso, ho rivisto gran parte della mia condizione amorosa degli ultimi dieci anni. Ho capito sulla mia pelle che è fondamentale imparare a pretendere di più, in primis da noi stessi».

Quale messaggio vorresti trasmettere a chi si è ritrovato intrappolato in una relazione tossica?
«Che la vita è individuale, ognuno di noi nasce per fare un suo viaggio, dal nostro vagone possono salire e scendere diverse persone, ma alla fine l’itinerario lo decidiamo singolarmente. Non bisogna farsi scalfire dagli altri, soprattutto dalle persone che tendono a farci calare l’autostima. Per tanto tempo ho pensato che gli altri sapessero fare le cose meglio di me, invece è bello poter fare affidamento su se stessi».

Soprattutto quando si allontanano quelle persone che si prendono gioco dei più fragili.
«Se non riesci ad interagire con gli altri, probabilmente hai un problema. Oggi come oggi, c’è tantissimo narcisismo in giro, sia femminile che maschile. E a volte l’argomento viene un po’ frainteso. Il narcisista non è soltanto chi si crede bello e passa il tempo davanti allo specchio, bensì una persona che ha subito dei traumi così forti da porre una barriera fra se stesso e gli altri, al punto da non riuscire a provare sentimenti. A me non piacerebbe essere così sinceramente».

Sei l’ultima donna ad aver vinto il Festival, sia tra i big che tra i giovani. Quest’anno si interromperà il digiuno?
«Spero vinca la canzone più bella, quella che fa sognare di più gli italiani. Non conta se la canta un uomo o una donna, non è una questione di sesso. Il cast è pazzesco, penso che tutte le proposte siano valide. Qualcuno farà ballare, qualcuno farà emozionare, qualcun altro farà riflettere. Sanremo è questo, guai se non ci fosse».

Con un cast meno televisivo degli altri anni, pensi possa rappresentare per te un vantaggio al televoto?
«Ti dirò, non ci voglio proprio pensare. Le altre volte avevo l’ansia di voler vincere per andare all’Eurovision: più ci volevo andare e più non vincevo. In un anno come questo, dove cantare è diventato un privilegio, poter ripartire su questo carrozzone è un onore. Dobbiamo farlo per noi stessi, per gli addetti ai lavori, per le persone a casa che hanno bisogno di tornare a sognare con l’aiuto della musica».

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