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03. 08. 2021 14:56

Sanremo 2021, quarta serata da 1 a 10: la Palombelli risveglia… no. Quello che oggi è Mahmood domani sarà Madame

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La quarta serata di Sanremo 2021 rivista dai nostri giudizi: tanto da raccontare, tanto da rivedere nel penultimo segmento del Festival numero settantuno.

1 alla giacca rosa di Amadeus
Non che quella iniziale azzurra brillasse per magnetismo, ma il passaggio al cartavetrato rosa è giustificabile solo con l’esigenza di un – ipotetico – politically correct di cui naturalmente non c’era bisogno. Anche perché da politicamente corretto a psichedelia è un attimo. Non styled by Nick Cerioni.

2 al jingle d’ingresso della Palombelli
Un po’ effetto “Maria De Filippi dei poveri”, sarebbe curioso capire se sia stata la stessa signora di Forum a scegliere una musica d’ingresso che è, di fatto, preludio alla sua presenza sul palco dell’Ariston. Un po’ ansia, un po’ ronf. Un po’ ronf e un po’ ansia.

3 al rischio epilogo per Lauro
Nemmeno Achille Lauro, due anni fa, avrebbe potuto immaginare di diventare in 25 mesi non solo un super ospite di Sanremo, ma addirittura il protagonista di quadri manco fosse Velvet Goldmine. Eppure c’è una sensazione di “epilogo” che aleggia pericolosa. No?

Amadeus e Fiorello a Sanremo 2021

4 alla “doppietta” di Renga
Problemi di microfono per Francesco Renga che sembrano spiegare le sue difficoltà durante la prima esibizione. Morale: si riesibisce. Ma i problemi non sembrano superati… Festival non facile per lui, sensazione forte di vedere quasi un pesce fuor d’acqua.

5 all’andi del monologo della Palombelli
Il merito non sempre può essere indipendente dal metodo. Tradotto: quello che dice Barbara Palombelli nel suo monologo è inattaccabile e ricco di messaggi di speranza per i più giovani. Ma perché infarcirlo di storie egoriferite che finiscono per sovrastare il senso stesso dell’intervento?

6 a Beatrice Venezi
Pulita, lineare, bella da sentir parlare e da vedere. Sdogana (finalmente) l’esigenza di sentirsi chiamare “direttore d’orchestra” e non “direttrice”. Come se un fenomeno come lei avesse bisogna di declinare al genere giusto un’arte talmente pura che non può certo essere incastonata in un solo colore.

7 alla professionalità di Amadeus
Sta guidando la macchina Festival in due anni tanto diversi eppure così simili. Diversi sono gli scenari, gli stati d’animo, anche gli ascolti (inutile nasconderlo). Simili sono gli atteggiamenti, il ritmo, la professionalità di un uomo di spettacolo che è e resta una garanzia. Sempre.

Madame a Sanremo 2021
8 al cuore di Fiorello

Si possono sprecare poche altre parole: il grande pregio di Fiorello per questo secondo Sanremo consecutivo è stato non solo quello di accompagnare l’amico Amadeus in battaglia, ma soprattutto quello di prendersi responsabilità ancora più grandi. Ogni sera il cuore oltre l’ostacolo. E non si risparmia proprio mai.

9 al futuro di Madame
Non sappiamo come si classificherà al termine di questo Festival, ma siamo certi quando diciamo che quest’anno, all’Ariston, è definitivamente sbocciata una stella. Diciannove anni, matura e complessa nella sua musica, ha tutto per spiccare il volo. Ora dipende solo dal pubblico.

10 al percorso di Mahmood
Due anni. Sembra un’eternità. Eppure, dopo questi due anni, Mahmood ha racchiuso in un medley vincente (come quello di Elodie, non a caso) tutto ciò che è stato in grado di raccontare al grande pubblico. Canzoni che sono gemme. E lui è (ancora) due spanne sopra.

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