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24. 06. 2021 05:45

Il nuovo look musicale di Ghemon: «Il peggio è alle spalle: ora sono io»

Inedito soul per Ghemon, che punta ad essere la rivelazione con Momento perfetto

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In attesa del nuovo album E vissero feriti e contenti in uscita il 19 marzo, Ghemon torna a Sanremo con il brano Momento perfetto, dopo l’interessante debutto del 2019 di Rose Viola. Nuovo look e un mix di soul e rap sono pronti a salire sul palco dell’Ariston.

Feriti e contenti. Felicità e malinconia pensando all’incertezza del futuro?
«Il punto di luce lo vedo più sulla parola “contenti”, nel senso che mi piacciono le cose agrodolci. “Feriti” è una punzecchiatura malinconica ma passata, “Contenti” è speranza e futuro. Sono l’oggi e il domani, bisogna essere fiduciosi. Il titolo contiene entrambe le cose, io sono più spostato sulla seconda metà».

Il team è stato il punto di forza del tuo nuovo disco. Hai anche detto: «Per piacere alla gente ti deve piacere la gente». Ti piace di più in questo momento?
«Sì, non che prima non mi piacesse, ma sono un pò diffidente. Per stare insieme agli altri ho bisogno di sapere di avere attorno persone di cui posso fidarmi per dire come la penso. Con i ragazzi è successo proprio questo: avere la libertà e la tranquillità di essere me stesso. Eravamo tutti sullo stesso piano, con la libertà di dire cosa non ci convincesse. Sempre in modo costruttivo. Quando in un gruppo lo spirito è buono, tutti vedono la cosa come la costruzione di qualcosa di bello, senza demolire lo spirito dell’altro. Quando c’è questo, è una cosa magica. Poi chiaro che dipende dalle persone che trovi, ma anche da quanto sei aperto tu».

Prima di scrivere il disco, hai attraversato un momento di blocco e di sconforto.
«Guarda, il blocco era consequenziale allo shock. Come tutti volevo capire cosa stesse succedendo, c’erano dei momenti in cui le notizie erano diverse ogni giorno e in quel momento era difficile pensare a scrivere. Era difficile fare tutto. Ci sono stati momenti di preoccupazione e di sconforto, ma le situazioni difficili mi hanno sempre insegnato ad andare a letto e a ripartire la mattina dopo».

L’album è presentato con la simbologia di un gatto. Che significato ha per te?
«Quando lo abbiamo scelto era prima di tutto un elemento surreale, da cui dopo dovevano derivare tutti i ragionamenti. Quando guardi un quadro ti fermi a pensare a cosa fosse successo nella testa dell’autore. Stessa cosa per quanto riguarda la copertina: volevo ci fosse un punto simbolico e che le persone si mettessero davanti facendo i loro ragionamenti. Poi non dimentichiamo una cosa».

Quale?
«Il gatto ha sette vite. In realtà tutti ne viviamo più di una. Poi è casalingo, dolce ma allo stesso tempo è un felino. E sulla copertina, infatti, è pronto allo scatto. Ha tanti significati, probabilmente alcuni li scoprirò strada facendo perché ho aperto una porta e sto notando che ciò che c’è dietro va al di là di quello che pensavo prima».

 

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