enrico nigiotti
enrico nigiotti

Dopo aver partecipato tra le Nuove Proposte nel 2015 con Qualcosa da decidere, Enrico Nigiotti è pronto al grande salto di qualità con Nonno Hollywood, brano che porta a casa già il primo riconoscimento per il testo, il Premio Lunezia per Sanremo.

Nell’edizione più rivoluzionaria per diversità di generi proposti, in quale categoria senti di rientrare?

«Cerco sempre di rappresentare artisticamente me stesso, anche se non sempre mi riesce come vorrei. Ad oggi non sono sicuro se rientro o meno nel tradizionale cantautorato italiano, ma di certo è sempre stato il mio punto di riferimento nella mia formazione e nella mia ispirazione».

Pensieri alla vigilia?

«Con la formula della non-eliminazione si respira un’aria decisamente più tranquilla. Per uno come me, fa comodo non avere questo peso sulle spalle. Avrò la possibilità di far conoscere Nonno Hollywood in totale serenità e grazie a questo sarà più festival che gara».

Hai già stretto un forte legame con il pubblico milanese…

«Suonai otto anni fa alle Scimmie davanti ad una ventina di persone. Il salto c’è stato con il pubblico dell’Auditorium Cariplo lo scorso 3 dicembre. Era una platea decisamente diversa… Sono rimasto molto sorpreso dalla carica dal pubblico».

Cos’è Milano per te?

«È la mia New York. Qui ho trovato il lavoro, le prime riunioni con i discografici e le prime registrazioni in studio. Nei viaggi di andata e ritorno dalla mia Livorno si alternavano grandi speranze e momenti di estrema positività. L’ho sempre vista come la New York italiana perché tutte le cose nuove passavano da lì».

Nella riedizione sanremese di Cenerentola c’è un omaggio alla milanese Alda Merini. Com’è nata l’idea?

«Ho conosciuto artisticamente Alda Merini una decina di anni fa: leggendo una sua poesia, rimasi colpito profondamente dalle parole. Mi sono sentito profondamente affascinato dalla sua forza, entrando in perfetta simbiosi con il suo male di vivere e la sua angoscia. Nonostante fosse una donna alla quale avevano rubato anni di vita, trasmetteva attraverso le sue parole un profondo senso di libertà. Con La ragazza che raccoglieva il vento ho voluto trasmettere in musica lo spirito che mi ha lasciato».

Tornerai presto a Milano?

«Dopo le date primaverili ci tornerò sicuramente, magari per un tour estivo. Questa città farà sempre parte della mia musica. Mi piace la possibilità di poter scegliere come trascorrere una serata fuori, che sia in un locale o in un pub. L’unica cosa che manca a Milano è il mare: da livornese ne sento la mancanza…».


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