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Primo Festival e, giura, non sarà l’ultimo: Francesco Motta è arrivato a 32 anni al suo battesimo come cantante in gara e subito si è distinto per la vittoria della serata dei duetti, in coppia con Nada, col brano Dov’è l’Italia. «In questo periodo storico bisogna sempre essere coraggiosi, anche quando si pensa di dire cose banali».

All’Ariston hai parlato di amore e di politica: esiste ancora questo parallelismo?

«C’è sempre: si è innamorati quando si prende posizione, quando ci si lascia andare alle proprie passioni e si vive senza paura di dire la verità. E la politica dovrebbe emozionare, con passione e sincerità».

Con l’album Vivere o morire hai dato un taglio netto rispetto al passato, ma c’è una presenza costante: Nada.

«Ho suonato per molti anni come turnista per tastiera e chitarra nelle sue canzoni e questo mi ha fatto capire che le canzoni degli altri sono ancora più sacre e da rispettare. Mi porto dietro questo insegnamento da chi conosce quel grande palco molto meglio di me. E poi è donna: se una donna fa lo stesso mestiere di un uomo, la donna lo farà sicuramente meglio».

Cosa ti resta del Festival?

«A Sanremo mi sono divertito tantissimo, sono salito su quel palco con tutto me stesso e quasi mi sono dovuto trattenere nello spazio a disposizione. Sono tornato carico, non ho mai smesso di lavorare a tutto il resto: sto scrivendo una colonna sonora e stiamo preparando il tour estivo, che sicuramente passerà anche da Milano…».


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