boomdabash
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Dopo anni di assenza, il reggae torna al Festival di Sanremo: complice il fatto che il genere musicale è da poco stato inserito dall’Unesco nella lista dei patrimoni immateriali dell’umanità, a fare il miracolo sono i Boomdabash, ovvero Biggie Bash, Payà, Blazon e Mr. Ketra (lo stesso di Takagi e Ketra per intenderci), che dal Salento arrivano in Riviera con il loro carico di allegria. «In questi giorni stiamo portando sul palco dell’Ariston la nostra solarità», dicono a Mi-Tomorrow i quattro giovanotti qui rappresentati da Blazon – uno dei fondatori della band – e Mr. Ketra.

Il vostro pezzo s’intitola Per un milione. Di cosa?

«Di attese. Il nostro è un brano che celebra l’attesa di quelle piccole cose cui non si dà più peso e che, invece, danno tanto valore all’amore. Dall’attesa di un bambino a quella del primo caffè del mattino portato dalla persona che si ama fino all’attesa di un militare al ritorno da una missione. Ovvero tutte quelle cose che non cambieresti nemmeno per un milione».

Parlate di attese, ma ripartite dai bambini. Perché?

«Perché per noi sono simbolo di amore e purezza perché non conoscono l’odio che, poi, apprendono da noi adulti».

Il vostro, però, non è un reggae puro…

«È frutto di contaminazioni. Biggie Bash viene dal punk, Payà da quello della pizzica salentina mentre noi da quello dell’hip hop. In Per un milione abbiamo messo tutto il nostro mondo».

L’impressione è che anche questo come Non ti dico no sia perfetto per sbancare l’airplay radiofonico. È costruito per questo?

«Non è stata la nostra prima intenzione, ma i feedback che ci arrivano sono tutti molto positivi quindi incrociamo le dita anche se ogni volta che ce lo dicono tocchiamo ferro. Vedremo».

Dopo il successo estivo non vi ci siete abituati?

«Onestamente il successo di Non ti dico no non ce l’aspettavamo, così come non ci aspettavamo il sì di Loredana (Bertè, ndr). A lei avevamo proposto la collaborazione su un altro pezzo che rispecchiava molto il suo sound, ma in quel caso lei ci ha detto no. È andata meglio con il secondo che, invece, era reggae e le è piaciuto subito. Del resto non ci aspettavamo di essere a Sanremo. Al di là del risultato, per noi, essere tra i 24 in gara è già una vittoria e siamo felici, emozionati e tesi come si conviene a chiunque sale sul palco dell’Ariston».

Vi siete proposti voi al “dirottatore artistico” o via ha contattato lui?

«Perché esiste questa possibilità? Se sì, non avevano il nostro numero (ridono, ndr). Scherzi a parte siamo stati noi a candidare il nostro brano e abbiamo saputo di essere stati scelti il 21 dicembre quando è stato pronunciato il nostro nome».

Per chi fare il tifo in questo Festival?

«Indubbiamente per Loredana. L’abbiamo riabbracciata dopo qualche mese in occasione dello shooting fotografico sanremese e siamo molto contenti per lei».

Domani nella serata duetti ospiterete Rocco Hunt, che è tra le firme del vostro brano.

«Ci piace la sua energia. Ci saranno, però, anche gli otto bimbi che hanno registrato parte dell’inciso del ritornello. Se lo meritavano».

Voi, invece, vi siete meritati il look Dolce & Gabbana. Come li avete convinti?

«È stato facile, è gente del Sud (è siciliano solo Domenico Dolce, ndr)».

La prossima tappa, però, è Milano…

«Il 9 maggio all’Alcatraz festeggeremo i 15 anni di carriera con tantissimi amici sul palco. Non vediamo l’ora». MC

All’Ariston con Per un milione

In duetto con Rocco Hunt

A Milano giovedì 9 maggio all’Alcatraz


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