Non santi o martiri e neppure supereroi, anche se la prodezza non manca, ma persone normali, pur se rare, capaci di contrastare e prevenire il male, con semplici gesti nella quotidianità: è l’identikit dei Giusti, di ieri e di oggi, coloro che si sono opposti e si oppongono con responsabilità individuale ai crimini contro l’umanità e ai totalitarismi.

Mercoledì si torna a celebrare con la giornata in loro onore istituita dal Parlamento europeo nel 2012, cui da un paio d’anni si è aggiunta in Italia la Giornata dei Giusti dell’Umanità, solennità civile dopo l’approvazione nel 2017 da parte del Parlamento. Passato, presente e futuro si miscelano in una ricorrenza che vuole essere quest’anno un invito alla riflessione sul tema L’Umanità a un bivio. Europa e Africa tra indifferenza e responsabilità.

Tanti gli eventi in programma a Milano, capitale dei Giardini dei Giusti (oltre cento oggi in Italia e nel mondo), da cui si lancia un messaggio: «Vorremmo – spiega Gabriele Nissim, presidente di Gariwo – che i Giardini diventassero un momento di resistenza contro odio e nazionalismi e un luogo di conciliazione, apertura e confronto con l’altro». Domani alle 20.45 il Duomo ospita il Concerto per l’Europa dei Giusti, organizzato dall’Associazione per il Giardino dei Giusti di Milano, in collaborazione con la Veneranda Fabbrica del Duomo, il Comune e Gariwo: protagonista Antonella Ruggiero con un repertorio tra musica sacra e brani ispirati alla tradizione popolare devozionale.

Il 14 marzo, poi, alle 9.30 al Giardino del Monte Stella saranno onorati quattro nuovi Giusti: l’intellettuale ungherese István Bibó; Simone Veil, sopravvissuta alla Shoah, prima donna a guidare il Parlamento europeo; l’attivista e ambientalista keniota Wangari Maathai, prima donna africana a ricevere nel 2004 il Premio Nobel per la pace; il medico congolese Denis Mukwege, Premio Nobel per la pace 2018, da anni dal fianco delle donne vittime dello stupro come arma di guerra.

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