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19. 05. 2022 01:25

Alla scuola Monte Baldo «piccoli profughi a lezione di italiano»

Marika Zabiyaka, presidentessa dell’associazione APS Rinascita Dell’Ucraina, spiega come i bambini ucraini si stanno ambientando nei locali della scuola primaria

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«I primi giorni i piccoli profughi erano molto tristi, non parlavano, mentre ora nei loro occhi vedo un po’ più di serenità». Marika Zabiyaka è la presidentessa dell’associazione APS Rinascita Dell’Ucraina, nata per riunire la comunità ucraina milanese attraverso attività culturali e per insegnare l’ucraino ai bambini figli di immigrati nella scuola intitolata alla soprano Solomiya Krushelnytska.

Zabiyaka: «Lezioni di italiano per i piccoli profughi a Milano»

Da quando è scoppiata la guerra, oltre a raccogliere aiuti per la popolazione colpita (anche presso la sede del Municipio 8), ogni domenica l’associazione intrattiene i piccoli profughi sfollati a Milano e insegna loro la lingua italiana nei locali della scuola primaria Monte Baldo (Istituto Comprensivo Calasanzio), in zona San Siro.

Quanti bambini seguite?
«Sono 122, che si aggiungono ai 25 che abitavano già in Italia. Vengono da tutte le parti dell’Ucraina, ma soprattutto dall’ovest. Alcune famiglie provenienti da zone che per ora non sono state toccate dalla guerra stanno già tornando nel loro Paese: qui non conoscono nessuno e faticano ad ambientarsi».

I bambini sono stati inseriti nelle classi della scuola Monte Baldo?
«Quasi tutti rimarranno qui temporaneamente e durante la settimana continuano a seguire online le lezioni dei loro insegnanti ucraini. Pochi si fermeranno a Milano: solo loro, per i quali è stato chiesto l’asilo politico, sono stati inseriti nelle classi con i bambini italiani».

L’istituto Calasanzio vi ha chiesto aiuto per seguirli?
«Sì, un’insegnante e uno psicologo che lavorano con noi da tanti anni stanno prestando servizio all’interno della scuola».

Da chi sono ospitati i 122 bambini?
«Da parenti, da centri di accoglienza o da parrocchie. Data l’alta richiesta, da sabato apriremo i nostri corsi di italiano anche alle loro mamme».

Come stanno?
«Con loro cerchiamo di parlare poco della guerra, distraendoli con diverse attività. I primi giorni c’era un bambino che piangeva sempre: era in pensiero per il papà che rischiava la vita in Ucraina, ma poi non è più venuto a lezione. Lo psicologo ha chiesto ai bambini di realizzare dei disegni a “tema libero”. Il risultato è stato commovente: molti hanno disegnato persone vestite di giallo e blu, come la bandiera del nostro Paese, senza occhi o con gli occhi chiusi “perché – hanno spiegato – non vogliamo che l’Ucraina guardi questa guerra”».

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