Speciale Inter-Juve, Serena: «Occhio Inter, la Juve se la giocherà»

aldo serena
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A livello di scudetti, Aldo Serena ha distribuito equamente le forze tra Inter e Juventus: un titolo in bianconero nel 1986, un altro in nerazzurro nel 1989. L’ago della bilancia si sposta verso la sponda milanese per l’impatto personale sulle due affermazioni.

C’è comunque un’impronta dell’ex centravanti di Montebelluna nel secondo e ultimo tricolore dell’era Platini, ma non c’è paragone con quanto accaduto tre anni dopo: scudetto dei record per i campionati con i due punti a vittoria (l’Inter arrivò a 58) e titolo di capocannoniere con 22 centri.

Facile prevedere che sia più legato al mondo Inter.
«Prevalentemente per gli anni fatti, sette in nerazzurro. Ho fatto tante stagioni in cui sono rimasto contrattualmente legato alla società. Non posso dimenticarle, sono una parte troppo importante. Le due alla Juventus sono state però molto intense e ne conservo un buon ricordo. È lì che ho iniziato a farmi conoscere a livello internazionale, vincendo il primo scudetto».

Dal secondo, tra i più famosi nella storia dell’Inter, sono passati esattamente trent’anni. Che ricordi ha?
«Molto nitidi. Avevamo vinto la prima partita ad Ascoli 3-1 e poi dovevamo affrontare il Pisa in casa. Nell’intervallo eravamo sotto di una rete nonostante avessimo fatto un primo tempo strepitoso. Il presidente Pellegrini venne negli spogliatoi ed era un po’ preoccupato, ma avevamo giocato in un modo tale per cui gli ho detto che se fossimo andati avanti così avremmo vinto lo scudetto. E infatti rimontammo fino al 4-1 e da lì in avanti non ci fermammo più. Mi ero reso conto che in quella squadra si era creato un mix perfetto tra giovani e meno giovani, fortissimo sia in difesa che in attacco».

Oggi chi domina ha i colori bianconeri.
«C’è stato uno strappo in avanti enorme e le altre si sono fatte sorprendere. Non sono riuscite a stare al passo e ora sono molto distanti. La Juventus ha un volano economico innescato qualche anno fa con bravura e capacità, l’acquisto di Ronaldo le altre non se lo possono permettere. Ci vorrà sagacia nel trovare giovani bravi, saper costruire un ambiente che li valorizzi e riesca ad avere sinergia con il pubblico, perché senza questo legame non si arriva a vincere».

Come mai, al contrario, oggi all’Inter c’è una situazione per cui la Curva insulta Icardi e il pubblico fischia gli ultras?
«In questo caso credo che il pubblico abbia subito una situazione particolare. Una società attenta lavora sui giocatori sul terreno di gioco ma anche fuori, con la volontà di remare tutti dalla stessa parte. Si deve ripartire e ricostruire un rapporto ed è sempre più complicato. È importante che i giocatori facciano i giocatori. Ormai è importantissima anche la comunicazione sui media e sui social. Bisogna essere molto attenti».

Lei lo farebbe lo scambio Dybala-Icardi?
«No, da nessuna delle due parti. Per la Juventus penso che finché c’è Ronaldo un attaccante centrale come Icardi non serva. Probabilmente una volta finita la sua esperienza potrebbe esserci bisogno di una punta così, oggi serve più qualcuno al servizio del portoghese. Dall’altra parte non lo farei perché non so quanto il gioco di Spalletti, molto improntato sugli esterni alti, possa contemplare uno come Dybala».

Crede che l’aver già raggiunto l’obiettivo possa influenzare lo sforzo dei bianconeri?
«Io ricordo ancora quando Boniperti veniva da noi giocatori per sottolineare come a San Siro si dovesse far bene, quanto era importante. È una partita che dà grandissime emozioni. Certo in altri anni si è giocato per una posta più alta, ma l’Inter deve comunque confermare il terzo posto e far punti».


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