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23. 06. 2021 04:52

Alessio Sakara si racconta a Mi-Tomorrow: «Milano, torno ad ottobre»

L'ambasciatore italiano delle arti marziali si è raccontato su Instagram: «In Italia questo sport esiste, stiamo crescendo con tanti giovani di talento»

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Alessio Sakara
Alessio Sakara

«A ottobre torneremo a Milano con l’evento Bellator, se tutto andrà bene». Alessio Sakara, il più noto campione italiano di arti marziali, si è raccontato a 360 gradi in una live story sul profilo Instagram di Mi-Tomorrow: «Questo sport in Italia sta crescendo».

 

 

Alessio Sakara si racconta a Mi-Tomorrow

Partiamo dal tuo legame con Roma, della quale si festeggiano in questi giorni i 2.773 anni dalla fondazione.
«Me lo sono tatuato, ho dedicato molto alla mia città. Sono molto legato a questo Impero, a tutto ciò che hanno costruito. D’altronde sono stati i Romani a lasciarci tanto, dobbiamo molto a questa città».

Come stai vivendo questo periodo?
«Ho la fortuna di potermi allenare, ma non posso farlo con il mio team. Vedere Roma deserta è molto triste e fa male, ma è un sacrificio che dobbiamo fare. Il 4 maggio mi aspetto una svolta: altrimenti il problema diventa un altro».

Come ti immagini la fase 2?
«Le palestre non riapriranno, ci vorrà ancora del tempo. Mi manca mangiare fuori, ma non ho desideri particolari. Vorrei anche poter partire, visto che il mio team di base si trova in Florida».

 Che notizie hai dagli Usa?
«I miei amici hanno dei negozi, tra cui panifici che riapriranno l’1 maggio. Il problema degli americani è legato all’economia, lo sentono molto».

Cosa ti lega, invece, al Brasile?
«Ho vissuto lì per cinque anni, per imparare la disciplina. Questo è uno sport senza regole, lo praticavano soprattutto in Brasile. Ho anche tanti amici italiani che sono ancora là».

E come vivono tutto questo?
«Vanno ancora in spiaggia, ci sono amici che postano foto. Non so quanti casi ci siano stati, però le palestre sono chiuse. Loro girano tranquillamente e non stanno chiusi in casa come noi».

Il tuo legame con Milano riporta all’incontro dell’Allianz Cloud durato 23 secondi lo scorso ottobre, quando tornerai a combattere qui?
«Per adesso la data è ancora confermata per il 10 ottobre e spero che si possa fare. Dovremo rispettare anche le regole che verranno imposte, non solo da parte nostra. Vedremo come si potrà fare».

Che momento è storicamente per il tuo sport?
«In Italia questo sport esiste, stiamo crescendo. C’è anche una ragazza, il movimento si sta espandendo sempre di più. Siamo sempre pochi per poterci confrontare e crescere. Ad oggi, c’è bisogno di fare uno step in più: allenarsi nelle palestre, insieme. Siamo pochi e conosciamo tutti i nostri pregi e difetti».

 Quali sono le scuole più “avanti”?
«Inghilterra, Irlanda, Francia: qui questo sport è legale e riconosciuto. Poi anche in Russia, così come Stati Uniti, Brasile e Canada».

Cosa ti senti di dire a chi si vuole avvicinare a questo sport?
«In Ogni giorno in battaglia, libro in uscita il 7 maggio, c’è il racconto della mia vita. Ci sono tutti gli ostacoli che mi hanno portato alla persona che sono oggi. Chi ha già avuto modo di leggerlo, è rimasto a bocca aperta».

C’è una scuola italiana che sta crescendo in questo sport?
«Ci sono tanti giovani molto bravi, sanno combattere bene. Il mio consiglio è sempre quello di andare all’estero per potersi confrontare, per crescere ancora di più».

Da bambino sei stato calciatore, in che ruolo?
«Ero centrocampista, poi attaccante: facevo tanti gol. C’è stata una divergenza durante un provino e ci sono rimasto molto male: da lì ho cambiato sport».

 Sembra che il calcio voglia tornare a tutti i costi in campo, che idea ti sei fatto?
«Il calcio è uno sport a parte, per tutto il business che ruota intorno. Certo, non è la stessa cosa giocare senza il pubblico, ma può essere una valvola di sfogo, con le dovute precauzioni».

C’è un limite di età per iniziare il tuo sport?
«In America hanno una fortuna: iniziano a cinque anni ed è la loro forza. Si può iniziare anche attorno ai 17 anni, perché è uno sport dove ci si può migliorare sempre».

Ti rivedremo ancora a Tu si que vales?
«Mi sono sempre divertito tanto in queste ultime tre edizioni, perché mi piacciono i programmi che esaltano i talenti. Quando c’è talento, c’è poco da fare».

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