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05. 12. 2021 15:15

Allenamenti di gruppo, parla l’avvocato Romani: «Ok al calcio in campo, ma servono tutele»

Sette domande al legale, partner di LCA Studio Legale

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Il calcio prova a fare un ulteriore passo avanti con gli allenamenti di gruppo, che dovrebbero partire da domani. Trovare un accordo sui protocolli è stato e sarà complicato, in caso di ritorno in campo della Serie A, sotto diversi aspetti. Tra i primi quello legale per il quale abbiamo chiesto un parere a Ranieri Romani, partner di Lca Studio Legale.

 

Allenamenti di gruppo, l’intervista all’avvocato Ranieri Romani

Quali sono i nodi attorno ai quali girano le incertezze dei club?
«C’è un obbligo che si applica a tutti i datori di lavoro e riguarda la tutela dell’integrità fisica e psichica dei dipendenti. I principi cardine che hanno governato tutte le trattative sono il distanziamento sociale e l’utilizzo dei dispositivi di protezione, ma nel calcio sono di difficile applicazione».

Come si può uscire da questa situazione?
«Il rischio zero non ci sarà prima di un anno. Per questo credo sia giusto ripartire creando uno scudo civile e penale per chi rispetta tutti i protocolli, senza il rischio di venire citato in giudizio a causa di un contagio. Altrimenti nessuno farà più impresa».

Cosa pensa della posizione dei medici sociali?
«Il responsabile della sicurezza è comunque il datore di lavoro, a prescindere da quel che dice il protocollo. Il medico sociale ha competenza nel suo campo, ma non ne ha per l’organizzazione del lavoro di una squadra di calcio».

Ritiene alto il rischio di un’estate di ricorsi, ritorno in campo o no?
«Sicuramente sì, particolarmente da parte delle società più piccole».

Si parla di ridurre i ricorsi a un solo grado di giudizio.
«Rischia di essere una mossa anti-costituzionale e non è molto chiara la norma sul contraddittorio, che va garantito. Il vantaggio è che in quindici giorni si chiuderebbe ogni discorso».

Crede che club e calciatori arriveranno a un accordo sul taglio degli stipendi?
«C’è un’impossibilità della prestazione, che è un principio civilistico. Dall’altra parte i calciatori sottolineano di essere sempre rimasti a disposizione per i programmi di allenamento. Potrebbe essere tutelato di più il club che ha dato il via libera ai giocatori per partire verso il Paese natale».

Quanto accaduto farà inserire nei contratti delle specifiche ulteriori?
«È vero che si utilizzano i principi generali, ma sono situazioni che vanno rese nel concreto e quindi verranno sicuramente disciplinate, anche perché non è escluso che il virus torni».

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