calcio femminile
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Il Centro Sportivo Italiano, meglio conosciuto come CSI, è la più antica associazione polisportiva attiva in Italia: nella sola Milano conta circa 500 società affiliate, che coprono diverse discipline sportive. Tra queste il calcio femminile, che conta 60 società. Un movimento in decisa crescita, che pur senta ad avere adeguata attenzione da parte del circuito mediatico.

LA RICETTA • «La nostra vocazione è essenzialmente educativa – le parole di Massimo Achini, presidente del Comitato di Milano del CSI –: lo sport è uno strumento utilissimo per il bene e la crescita dei giovani. Il CSI, sotto questo aspetto, ha sempre fatto da avamposto dell’intero sistema sportivo italiano. Spesso siamo stati precursori di movimenti poi sviluppatisi negli anni successivi e vogliamo fare lo stesso con il calcio femminile. Da circa quindici anni siamo attivi per far uscire dalla marginalità un movimento che, in realtà, trova alla base molti più consensi di quanto si creda».

DA VALORIZZARE • «Esistono migliaia di società che fanno giocare le ragazze che vengono sistematicamente escluse dal circuito mediatico – prosegue Achini –. Il calcio femminile è un processo esplosivo alla base, ma poco spinto dall’alto. Se vuoi valorizzare una disciplina, è inutile negarlo, devi andare alle Olimpiadi, portare a casa una medaglia ed in automatico ottieni visibilità. Non c’è altro modo. Si deve valorizzare la base per lanciare il calcio femminile e indurre i vertici del calcio a interessarsi ad un settore dalle enormi potenzialità. Da parte nostra facciamo tutto il possibile per facilitare questo processo. Ogni settimana il CSI fa giocare duemila partite. Un movimento che vorremmo spingere con microiniziative sul territorio. Senza dimenticare la priorità della sfida educativa che rimane il perno centrale di ogni nostra azione».

STEFANELLI • «Per le ragazze che oggi si avvicinano al calcio femminile – racconta Giulia Stefanelli, giocatrice del FCD Cologno – c’è maggiore facilità a trovare strutture adeguate rispetto a quando ho iniziato io, dodici anni fa. Costretta a giocare a molti chilometri da casa. Oggi società professionistiche come Milan e Juventus hanno cominciato ad investire e la possibilità di legare una società maschile al nome di una femminile fa alzare il livello. Un deciso passo in avanti».


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