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04. 08. 2021 18:14

Carlo Cottarelli e il progetto Interspac: «Lo facciamo per l’Inter»

Carlo Cottarelli racconta il progetto Interspac per entrare nel club attraverso l'azionariato popolare: «Prima il sondaggio, poi la raccolta. Non siamo aggressivi: vogliamo lavorare con la società

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L‘Inter agli interisti. È uno slogan che ogni tanto risuona tra i tifosi, all’inseguimento di un piacere doppio: vincere avendo in panchina, quando non in dirigenza, dei volti che il passato ha già consegnato alla storia del club. Carlo Cottarelli, la cui fede calcistica parteggia per la Beneamata, è il fautore di un progetto dal sogno superiore: l’Inter agli interisti anche come proprietà.

Un’idea di azionariato popolare, Interspac, di cui l’ex commissario straordinario per la spending review è presidente e frontman. Sono partiti in 16 nel 2018, ora i soci sono diventati 52. Una folta schiera che annovera vecchie glorie e tifosi vip.

Carlo Cottarelli punta sull’azionariato popolare

Cos’ha detto a chi ha aderito per convincerli della bontà del progetto?
«Non c’è voluto molto perché tutti capiscono che è il momento di cercare di fare qualcosa per l’Inter. Alcuni hanno voluto sapere la struttura, perché lo facciamo. Quali sono i passi. Quale sarebbe stato il ruolo».

Si aspetta che questo progetto venga replicato anche in altri club?
«Potremmo essere degli apripista, ma la pista non è ancora aperta. Siamo all’acquisizione delle informazioni. Nelle fasi successive vedremo se c’è possibilità per un accordo, a quel punto ci sarebbe la raccolta. Ora sono tutti entusiasti, il percorso è difficile, però dobbiamo provarci».

Crede che l’ingresso di Oaktree possa essere una problematica dal punto di vista dei dialoghi con la società?
«Noi per ora facciamo riferimento alla proprietà attuale».

Avete chiesto, su interspac.eu, la disponibilità ai tifosi a partecipare al progetto. Quali sono i prossimi step?
«Tra il 15 e il 20 luglio avremo i risultati del questionario. Questo dovrebbe porci nella posizione di andare a iniziare i colloqui con la società. Per ora non abbiamo segnali negativi. Quel che cerchiamo di fare è avere tre fonti di finanziamento: i tanti che danno individualmente poco, gli imprenditori e manager che possono mettere un po’ di più e poi gli investitori istituzionali come possono essere Adidas, Audi e Allianz nel Bayern Monaco, tanto per parlare di un club fondato sull’azionariato popolare. Con quello vedremo come instaurare il rapporto con la società, con cui vogliamo lavorare assieme. Mi preme specificare che il nostro non è un attacco aggressivo».

Perché in Germania o in Spagna questo esempio ha attecchito più che in Italia?
«In Germania le società si sono tradizionalmente generate come associazioni sportive che non facevano solo calcio. Da noi c’è sempre stato il mecenatismo. C’è meno cultura in questo senso».

Quali altri vip potrebbero entrare? Si è parlato di Valentino Rossi.
«Ha fatto sapere che sarebbe voluto entrare, ma non siamo riusciti a concludere. Se volesse farlo ne saremmo felici. Può darsi ce ne possano essere altri, ma non credo. Non stiamo più facendo un’azione di reclutamento tra i grandi nomi».

Avete contattato anche l’ex presidente Moratti?
«Sì, a scopo informativo. Siamo particolarmente grati a chi ha realizzato il Triplete e quindi anche solo per cortesia è stato contattato».

Crede che l’azionariato popolare sia una via che possa portare a un’idea di maggiore sostenibilità?
«Sì, per due motivi. Uno è che si sostituisce il capitale a debito con uno che non vuole essere remunerato. Si risparmia sugli interessi. Secondo perché, sull’esperienza tedesca, pensiamo si crei un legame più stretto coi tifosi, con maggiori entrate per biglietti, vendite, prodotti, pubblicità. In cambio si chiederà di avere un’influenza nella gestione della società».

Il meccanismo sarà quello della Spac?
«Ad oggi siamo una Srl. Se si facesse una raccolta si dovrebbe trovare uno strumento. Probabilmente il crowdfunding non è adeguato e quindi sarebbe effettivamente una spac: si danno dei soldi, si conclude l’accordo e poi si chiede se l’affare va bene. Per ora abbiamo pochissime spese: se dovessimo chiudere, i soldi verrebbero ridati indietro praticamente tutti».

 

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