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01. 08. 2021 08:28

Disabili, non si ferma Golf senza barriere: «In buca, sempre»

Il lockdown non ha fermato il progetto Golf senza barriere, trasferito dai centri diurni alla versione online. Pierluigi Locatelli: «Con il web, possiamo arriviare in tutta Italia»

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Sono ormai tredici anni che Pierluigi Locatelli aiuta ragazzi disabili in Italia grazie alla golf terapia. Mai, però, gli era capitato di doverlo fare davanti a uno schermo attraverso il quale seguire i propri allievi e organizzare le lezioni. Il lockdown ha costretto tutti a ingegnarsi e il fautore del progetto Golf senza barriere ha deciso di non scoraggiarsi, avviando una serie di lezioni online.

 

Golf senza barriere, parla Pierluigi Locatelli

Locatelli, come avete combattuto gli effetti della pandemia?
«Parlando con le famiglie abbiamo pensato di continuare nel progetto che ogni settimana portavamo nei centri diurni del Comune. Si è fatto di necessità virtù e le lezioni online hanno permesso alle persone di avere un contatto sociale che altrimenti sarebbe stato loro negato, perché i centri sono chiusi. In più si sono avvicinati a uno strumento tecnologico come i corsi online. Se è dura per noi stare tre mesi in casa figuriamoci per chi ha disabilità intellettive o fisiche, così come per i familiari».

Potrebbe essere un’esperienza che rimane anche dopo la fine dell’emergenza?
«Diciamo che è stata l’opportunità per un esperimento pilota. C’è anche chi ha una disabilità così grave da aver difficoltà ad arrivare nei centri diurni. Mi fa piacere che si stiano interessando anche altre famiglie. Questo progetto potrebbe aiutare tanti altri ragazzi e nella versione online possiamo fare lezione anche a chi non è a Milano. Ci sono persone che non scendono dal letto e ciò nonostante riescono a partecipare a una gara. Per loro è importante».

Golf senza barriere, la pandemia non ferma il progetto

Quali sono gli effetti evidenti per i suoi allievi?
«Per loro è un momento importante sia per l’esercizio di coordinazione che si fa, sia come momento di sfogo. Sono riuscito ad insegnare a persone che non avevano grandi possibilità e che alla fine si sono misurate perfino in tornei. La parte mentale del gioco è l’80% nel golf, perché se non sei in grado di controllarti il colpo lo sbagli. Per questo il gioco aiuta molto le persone dal punto di vista emotivo. Il golf è accessibile a tutti, non necessita di forza fisica. Il progetto è stato seguito da una commissione medico-scientifica e lo abbiamo sempre promosso per tutto l’anno».

Come avete ovviato all’assenza dei ferri da gioco?
«Abbiamo iniziato utilizzando un ombrello e simulando con quello il colpo da mettere a segno, utilizzandolo anche per fare un po’ di ginnastica. A fine lockdown ho fatto una consegna portando dei tappetini, delle palline e dei ferri da golf per il putt».

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