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26. 02. 2021 12:41

Hockey, Andrea Comencini e la sua ultima stagione al Milano Quanta: «Testardi il giusto»

Comencini, all’addio: «Ok il -6 in classifica, prima la salute». Domani c’è Vicenza

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È l’uomo che ha vinto più titoli nella storia dell’hockey inline. Classe 1982, quest’anno Andrea Comencini difende per l’ultima stagione i colori del Milano Quanta. Una storia importante, di cui parliamo in una vigilia piena di adrenalina, visto che domani alle 20.00 al club di via Assietta sono attesi i Diavoli Vicenza, capoclassifica.

Si tratta dell’ennesima riedizione della sfida tra le due formazioni che hanno scritto la recente storia di questo sport, con i meneghini che hanno quasi sempre primeggiato. Già, quasi. E i motivi sono più che noti agli appassionati.

Come sta procedendo quest’annata in piena era pandemica?

«Un disastro. Il Covid ha complicato le cose, a Milano ne abbiamo risentito particolarmente. Salvo tre-quattro elementi, abbiamo preso tutti il virus e la società ogni volta ci lasciava tutti a casa».

Come giudica il -6 in classifica che vi è stato inflitto perché vi siete rifiutati di scendere in campo contro Torino e Vicenza?

«Se c’è un regolamento va rispettato, quindi l’operato della federazione è corretto. Ma hanno sbagliato le società ad accettare il vecchio protocollo federale. E do ragione al Milano Quanta, che preferisce mettere al primo posto la salute di giocatori e componenti della squadra».

La vostra “battaglia” ha portato la federazione a imporre tamponi pre gara per tutti.

«È servita la nostra testardaggine. Sarebbe bello che anche altre squadre facessero valere le loro idee, piuttosto che ringraziarci».

Ad ora, quanti trofei ha vinto?

«Trentuno, fra scudetti e coppe varie».

Quello che le ha lasciato il ricordo più bello?
«Il primo scudetto, stagione 2005/2006, con gli Asiago Vipers. Non si dimentica, anche se giocavo poco. L’anno dopo l’ho vinto da protagonista e anche quello ha avuto già un sapore diverso. L’anno dopo ancora abbiamo vinto con un mio rigore decisivo. Tutti i trofei hanno il loro fascino».

Lei gioca a Milano, ma vive a Bolzano. Un bell’impegno…
«Faccio il grossista di fiori. Ho un lavoro che mi permette di avere del tempo libero. Finisco per pranzo, alle cinque del pomeriggio io e Belcastro ci diamo appuntamento al parcheggio dell’autostrada e arriviamo a Sirmione. Lì ci aspettano Rigoni, Ederle e Battistella. E si va tutti a Milano».

Stakanovisti.

«Il viaggio passa, però a fine stagione sei stanco ed è per questo che smetto. Arrivo all’una e mezza di notte a casa e mi risveglio alle cinque…».

Ma cosa vuole fare da grande?

«Mi piacerebbe rimanere nel mondo dell’hockey inline, fare qualcosa con la nazionale italiana. Non di certo l’allenatore, non ho molta pazienza».

 

In breve

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