inter

Il secondo anno consecutivo in Champions, per l’Inter, ha avuto lo stesso gusto amaro di un anno fa alla lettura dei gironi sorteggiati. Il gruppo è tosto, come lo fu nel 2018/19. Confermato il Barcellona, non ci sono Tottenham e Psv, rimpiazzate da Borussia Dortmund e Slavia Praga.

 

Un avversario quasi inedito, i cechi, protagonisti martedì 17 al Meazza alle 18.55 e affrontati in passato solo in un doppio confronto nei quarti di finale della Coppa dell’Europa Centrale 1938. L’andata finì addirittura 9-0 per lo Slavia, il ritorno 3-1 per i nerazzurri. Un confronto che dista 81 anni dai giorni nostri.

Più vicino nel tempo è un fortunato incrocio con i “cugini” dello Sparta, nei trentaduesimi di finale della Coppa delle Fiere 1969/70. Roberto Boninsegna, 76 anni il 13 novembre, fu il mattatore di quel doppio successo: un 3-0 a San Siro e uno 0-1 a Praga. Per “Bonimba”, una doppietta all’andata e la rete decisiva al ritorno. Sono passati esattamente cinquant’anni.

Boninsegna, cosa le è rimasto di quella sfida?
«Quando si fa gol si ricorda sempre con piacere, specialmente in trasferta. Intanto ricordo che ci qualificammo per il turno successivo. Era un’Europa diversa, la competizione si chiamava ancora Coppa delle Fiere, antesignana della Coppa Uefa. Allora in Coppa Campioni andava solo la prima. Quella però era una competizione diversa, perché ti trovavi di fronte già le seconde dei grandi campionati, non come ora che fino alla quarta si va in Champions. Io ho vinto la Coppa Uefa con la Juve incontrando le due squadre di Manchester nei primi due turni».

È anche grazie alla nuova formula che l’Inter è in Champions.
«L’anno scorso, purtroppo, l’Inter è stata un disastro nelle sfide da dentro o fuori sia in Europa che in Coppa Italia. In campionato è arrivata molto distante dalla Juventus. Una squadra come questa deve fare di più. Ora è cambiata molto nei tre settori principali. Credo ci sia qualcosa da rivedere in attacco, anche se ha diverse soluzioni. Forse manca un vice Lukaku».

Si rivede nel belga?
«No perché io ero più un giocatore d’area, difendevo fino a metà campo per essere più lucido. Difficilmente partivo da lontano. Lui invece cerca la profondità partendo con la palla, nonostante la stazza. Ad esempio Belotti e Immobile, che ho visto in Nazionale, mi sembrano più vicini a quello che ero io».

Crede che l’Inter abbia ridotto il gap dalla Juventus?
«Ci spero. Ho visto la Juventus a Parma e nella prima mezz’ora ha fatto paura. Lì però c’era Chiellini e il suo infortunio potrebbe essere determinante, pur essendoci De Ligt. Per me l’olandese non è ancora allo stesso livello».

Quanto influirà l’arrivo di Conte?
«È un allenatore che ha vinto molto nella Juventus e si presenta con un bagaglio eccezionale. Bisogna capire se questa squadra, che ha voluto lui, riesce a seguirlo. È stata fatta una rivoluzione perché lo scorso anno è successo di tutto e quando è arrivato Marotta la frittata era già stata fatta. Per me quella di Icardi resta una grossa perdita, questo ragazzo è uno dei cinque migliori al mondo nel suo ruolo».


www.mitomorrow.it