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22. 10. 2020 04:50

«Diamo spazio al lacrosse» uno sport di nicchia, ma che in Italia porta già grandi risultati

Il lacrosse milanese deve la sua (giovane) storia a Giacomo Bonizzoni

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Dalla sua versione indoor è nato l’hockey su ghiaccio, ma unisce anche i principi del basket e calcio. È stato anche alle Olimpiadi, come sport dimostrativo, nel lontano 1948 e nel 1984.

«Diamo spazio al lacrosse» Uno sport di nicchia, ma che in Italia porta già grandi risultati

Lacrosse. Stiamo parlando del lacrosse, uno sport circondato dalla leggenda. Pare, infatti, che sia nato nel XV secolo tra le tribù dei nativi americani, mentre il lacrosse moderno (così come è conosciuto oggi) è stato codificato dai francesi nel XVII secolo. In Italia esiste dal 2006, mentre a Milano è sbarcato nel 2011 con la costituzione della prima squadra milanese, quella della Bocconi.

Eccellenza. La città della Madonnina, infatti, costituisce un’eccellenza italiana in questa disciplina come dimostrano i numerosi successi nel palmares, oltre alle varie formazioni iscritte al campionato come la Bocconi e i Painkillers Milano Lacrosse, gestiti dall’ex team manager della nazionale maschile, Giacomo Bonizzoni.

Bonizzoni, come ha conosciuto il lacrosse?
«L’ho visto in televisione: ricordo ancora i programmi notturni dove trasmettevano spezzoni via satellite. Quando a 42 anni ho dovuto lasciare il rugby, cercavo uno sport di contatto nuovo. Il lacrosse c’era, ma solo nel centro Italia. Per questo motivo ho dato vita ad un team con due di ragazzi di Merate. In seguito, nel 2014, quando mi sono sposato a Milano, ho fondato i Painkillers».

C’è seguito a Milano?
«Nonostante siamo schiacciati da calcio, basket, pallavolo e molti altri sport, qui abbiamo due squadre maschili e una femminile. Certo, se il lacrosse fosse costantemente praticato a scuola avremmo sicuramente più seguito, soprattutto tra i più giovani: in questo modo riusciremmo anche a creare dei settori giovanili all’altezza».

Esiste anche una Nazionale?
«Sì. E ci difendiamo anche molto bene. Nonostante in Italia abbiamo un piccolo movimento, con solo 200 uomini e 150 donne tesserate, a livello mondiale siamo sempre a ridosso della top 10. Il vero peccato è che non si parli di questi risultati prestigiosi sui media».

Come si gioca?
«L’obiettivo del gioco è segnare un gol al portiere avversario utilizzando una stecca. Ogni squadra si compone di dieci giocatori, sia nel femminile che nel maschile. La squadra è formata dal portiere, da tre difensori, tre mediani e tre attaccanti. Il gioco si basa molto sull’agilità e sulla forza fisica. Gli atleti, inoltre, scendono in campo con adeguate protezioni perché una pallina di lacrosse, simile a quella da tennis, è fatta di gomma dura piena e può anche superare i 100 chilometri orari».

C’è differenza tra la versione femminile e quella maschile?
«Nel femminile ci sono maggiore tecnica e velocità, mentre negli uomini c’è più contatto fisico, disciplinato come succede nel rugby o nel football americano».

lacrosse - ph. imagefactory.it
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