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31. 10. 2020 03:02

Il rugbista Mbanda, da volontario a Cavaliere della Repubblica: «Avanti anche dopo il Covid»

Ritroviamo Maxime Mbandà, che ha applicato nell’emergenza le basi di rispetto, condivisione e altruismo tipiche della palla ovale. E Mattarella lo ha premiato

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Maxime Mbanda. Come da tradizione nel giorno della Festa della Repubblica, per l’occasione nel paese simbolo di Codogno, il presidente Sergio Mattarella ha annunciato di aver deciso di insignire dell’onorificenza di Cavaliere al merito un primo gruppo di cittadini distintisi per quanto fatto con abnegazione durante l’emergenza coronavirus.

 

Maxime Mbanda nominato Cavaliere della Repubblica

Obiettivo di questi riconoscimenti, mettere in luce quel bene sommerso rappresentato da protagonisti che in piena emergenza, a rischio anche della propria vita, non hanno esitato ad adoperarsi per aiutare chiunque ne avesse bisogno.

Tra loro Maxime Mbandà, cresciuto nel rugby milanese e ora flanker delle Zebre, numero 8 della Nazionale di rugby, 20 caps, inserito nel XV ideale della stagione della conference A del Pro14 in una terza linea completata da Will Connors (Leinster) e Marcell Coetzee (Ulster). Mi-Tomorrow lo aveva già incontrato nel momento in cui, dismessa la maglia da giocatore, aveva iniziato ad indossare quella di volontario alla Croce Gialla di Parma per essere d’aiuto e per incitare i giovani a darsi da fare.

Maxime Mbanda, l’intervista

Maxime, com’è svegliarsi da Cavaliere della Repubblica?
«Ho ricevuto la notizia mentre mi allenavo. All’inizio è stato abbastanza incredibile, inaspettato. Non ci credevo! Sono ancora con la testa per aria, è strano. Sono allo stesso tempo contento e orgoglioso per me e i miei genitori, ma un po’ a disagio perché non amo prendermi tutti questi meriti. Se così non fosse, non avrei iniziato a giocare uno sport collettivo come il rugby. Mi sento in difetto rispetto a tutti i volontari che, da decenni, lavorano in silenzio senza aver mai ricevuto un riconoscimento. Ecco perché desidero tanto condividere con tutti loro il Cavalierato».

Cosa significa per te essere Italiano?
«È un privilegio. Sono fiero di essere nato e cresciuto in una nazione così spettacolare per storia, cultura… l’Italia è valorosa. Ogni volta che gioco, sia con le Zebre che con la Nazionale, amo portare avanti il nostro tricolore. Sono l’unione di due culture (mamma italiana e papà congolese, ndr), ma mi sento cittadino italiano. E in questi giorni amo ancora di più evidenziarlo».

Senti ancora la necessità di evidenziare che siamo tutti uguali nella diversità?
«Diciamo che dobbiamo ancora usare le parole giuste per sensibilizzare tante persone: viviamo tutti nello stesso mondo e dobbiamo convivere pacificamente tra noi. Non si è uguali solo per il colore della pelle e, se occorre, dobbiamo saper lottare per vivere la nostra vita».

Intanto il rugby sta ripartendo, piano piano.
«Sì, stiamo facendo una preparazione fisica ed atletica per prepararci al momento in cui potremo riprendere a fare un po’ di contatto. Ora non possiamo che aspettare. Non è ancora arrivato il momento di abbassare la guardia. Vale per il rugby, come per tutti gli altri sport».

Questo momento di crisi ha tirato fuori il suo meglio: volontariato, cavalierato e paternità in arrivo…
«Vale per me come per tanti altri. Abbiamo imparato a vedere cosa è importante nella vita: la famiglia, l’amore. Ma non mi sento né un santo, né un eroe. Sbaglierò ancora, ma il mio impegno ora è nel presente. Cerco di fare del mio meglio giorno per giorno».

Hai postato un video in cui esegui un brano di Einaudi. Sei anche musicista?
«Amo la musica, è il mio sfogo. Prima avevo una pianola, da un mesetto sto imparando a suonare il pianoforte. È il mio sfogo, quando posso cerco di rilassarmi così. La musica ti fa svagare e, per un attimo, ti alleggerisce da tutto».

Condivide molto sui social. Esterna tutto quello che la colpisce, con empatia, nel bene e nel male.
«Li uso io direttamente, senza filtri perché mi piace essere sincero e diretto: solo così puoi arrivare al cuore delle persone».

Continuerà a fare volontario?
«Sì. Devo solo riorganizzare l’agenda».

In breve

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