milano-cortina
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Ci si augura sempre che il percorso organizzativo di un’Olimpiade (nello specifico quella di Milano-Cortina 2026) sia come una pista di sci alpino.

 

Più di frequente, però, assomiglia al saliscendi stremante di un percorso di fondo. Siamo all’inizio, mancano ancora sei anni, ma di tappe attraverso cui bisogna passare ce ne sono molte e alcune di queste stanno subendo dei ritardi.

La legge olimpica è uno dei centri di gravità dell’attualità politica, doveva arrivare entro il 2019 ma si è andati lunghi. Per fortuna, come ha specificato Antonio Rossi a Mi-Tomorrow qualche settimana fa, c’è l’esempio non troppo lontano nel tempo di Torino 2006 a tracciare la strada per virtù ed errori da non ripetere. Meglio fatta bene che in fretta, ora è il tempo di arrivare al traguardo.

Milano-Cortina 2026, prime novità

Novità. La prima novità del 2020 per la metà milanese dell’evento è l’annuncio da parte di Fs Sistemi Urbani di voler lanciare entro fine gennaio la manifestazione d’interesse per l’area dell’ex scalo di Porta Romana. Nel dossier presentato al Cio, quelli sono i terreni che dovranno ospitare il villaggio olimpico.

L’obiettivo è “trovare in tempi stretti un investitore-sviluppatore che abbia la capacità finanziaria e che svilupperà in tempi rapidi ciò che è stato sottoscritto”, come dichiarato dall’ad Umberto Lebruto, in modo da poter completare i lavori per giugno 2025.

Costi e introiti. La seconda buona notizia è che il Cio, per voce del direttore esecutivo dei Giochi Olimpici, Christophe Dubi, ha annunciato ad Avvenire che il contributo per Milano-Cortina sarà superiore “di qualche decina di milioni di dollari” rispetto ai 925 annunciati.

La speranza è che a crescere sia anche l’indotto, sotto la spinta della grande manifestazione e dei cambiamenti infrastrutturali non solo a livello di impianti sportivi, ma anche di viabilità. In primis i collegamenti con la Valtellina e l’ampliamento delle linee della metropolitana per raggiungere meglio l’hinterland.

Milano-Cortina 2026, il tema del Meazza

Nodo San Siro. Se ne occuperanno i componenti della neonata Fondazione olimpica, che vivranno da spettatori interessati la vicenda del Meazza. Come ha sottolineato più volte Malagò, conta poco che la cerimonia d’apertura si faccia nel vecchio o nel nuovo San Siro.

Sarebbe però importante non arrivare con l’acqua alla gola al momento delle ultime scelte, non sapendo ancora quale sarà il destino del distretto e quale sarà la cornice di un appuntamento che vedrà tutto il mondo.