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19. 05. 2022 07:09

A Milano scoppia la febbre da curling: racconto di una notte al PalaSesto

Il primo lunedì post oro olimpico è indimenticabile: cronaca di un San Valentino al PalaSesto fra stone e sweeping

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Boom di richieste a Milano dopo l’oro nel curling alle Olimpiadi di Pechino di Stefania Constantini e Amos Mosaner, che hanno fatto scoppiare una gran curiosità per questa disciplina nata nel XVI secolo in Scozia. E se contiamo che in Italia i tesserati nel curling sono 333 in tutto, dopo la medaglia olimpica gli unici due club milanesi – che contano una trentina di iscritti – si sono visti arrivare un centinaio di nuove richieste di iscrizione. Il Jass Curling Club e il Milano Curling Club si allenano ogni lunedì dalle 21.30 alle 23.30 al PalaSesto di Sesto San Giovanni.

Curling, effetto Constantini-Mosaner a Milano

Quindi la sera di San Valentino, il primo lunedì dopo l’impresa Constantini-Mosaner, la pista era piena di persone che hanno scelto un modo alternativo di festeggiare il giorno degli innamorati: imparare a far scivolare sul ghiaccio una stone di 20 chili, armati di particolari scope per lo sweeping del ghiaccio lungo la sua traiettoria. In Italia la culla di questo sport è stata Cortina d’Ampezzo, dove è praticato regolarmente dal 1952, mentre a Milano è approdata ad inizio millennio a Sesto San Giovanni, grazie alla nascita del Jass Curling Club: “jass” come ghiaccio in dialetto meneghino.

Nel 2020 nasce il Milano Curling Club quale espansione e sviluppo dell’ormai consolidato Jass. Tra i tesserati spicca Valentino Masotti, 76enne che ha cominciato a giocare 6 anni fa e ha scritto l’unico libro italiano sulla tecnica, la storia e le curiosità di questo sport: Curling. Gentiluomini dello sport. «Le stone vengono ricavate da un granito particolare, che si estrae solo dall’isola di Ailsa Craig, al largo della costa scozzese – spiega Masotti –. La cava non è molto grande e la leggenda narra che nel momento in cui si fosse esaurita sarebbe finito il mondo. Oggi il governo inglese ha contingentato il prelievo del granito, che si usa solo per la parte inferiore della stone, quella che scivola a contatto col ghiaccio».

Donatella Bennigartner (vice-presidente Jass Curling Club): «Qui il futuro delle stone»

Come nasce il club?

«Grazie al nostro ex presidente Alberto Caniatti che, appassionatissimo di questo sport, è andato a conoscerlo direttamente a Cortina e nel 2000 l’ha portato a Milano, adoperandosi perché questo palazzetto, che era destinato all’atletica, diventasse un palazzo del ghiaccio».

Dove si pratica in Italia?

«In Lombardia, oltre a noi, ci sono Bormio, Chiavenna, Varese (attualmente in rifacimento) e Madesimo, che funziona ad intermittenza per eventi speciali. Nel resto d’Italia si pratica soprattutto in montagna: Cortina, Cembra, Baselga di Pinè, Claut, Pinerolo e Torino. Al centro-sud c’era solo in provincia di Ancona, ma al momento non è attivo, quindi noi siamo il punto più a sud d’Italia dove si pratica il curling».

Obiettivi da qui al 2026?

«Avere un palazzetto tutto nostro, quindi uno sponsor che ci sostenga: il curling è uno sport di nicchia, ma ora ha una bella visibilità e ha senso valutarlo come possibilità di investimento perché è una specialità emergente, soprattutto in vista delle Olimpiadi del 2026 che si giocheranno in casa: Cortina è la storia, Milano il futuro».

jasscc.it

Donatella Bennigartner (a sinistra) e Claudia Diletti (a destra)

 

Claudia Diletti (pres. Milano Curling Club): «Due maglie, un solo cuore»

Come nasce il club?

«Tutti noi siamo stati tesserati Jass. Due anni fa, prevedendo un aumento d’interesse in vista delle prossime Olimpiadi invernali in casa, abbiamo voluto giocare d’anticipo e creare un’altra società che ci desse la possibilità di avere due identità comunicative diverse per arrivare a persone diverse. Ma siamo due maglie con un unico cuore».

Quanto costa l’iscrizione?

«L’annuale costa 350 euro oltre a 40 euro di quota associativa, per allenarsi una volta alla settimana e gareggiare nei campionati».

Perché non c’è l’arbitro nelle gare?

«Questa disciplina si basa sullo spirit of curling, una tradizione secolare di fair play: in partita non si litiga, non si deve insultare l’avversario, né esultare troppo se sbaglia o sta perdendo. Non è previsto un arbitro in campo perché tutte le decisioni vengono prese dai capitani delle due squadre di comune accordo, rispettando delle regole scritte. Esiste solo la figura del giudice, che interviene nelle eventuali misurazioni o per prendere il tempo del time out. Funziona così a tutti i livelli, anche alle Olimpiadi».

milanocurling.it

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