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22. 06. 2021 10:47

Olimpia-Real Madrid a porte chiuse, parla l’ex capitano Marco Mordente

Olimpia Milano, è il tuo anno uno

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Olimpia Milano. AX Armani Exchange-Real Madrid questa sera dalle 20.45 si svolgerà come da calendario, ma a porte chiuse. Niente pubblico, niente stampa, staff tecnici, giocatori e personale che opererà nel corso della gara.

 

 

È un’altra conseguenza dell’ondata di restrizioni legate all’emergenza sanitaria in corso, che non ferma l’Eurolega, ma la limita. «Per l’Olimpia è un anno uno: ci sono già dei vissuti, delle esperienze che servono per finire questa stagione e costruire l’anno prossimo». È questa l’idea dell’ex capitano biancorosso Marco Mordente.

Olimpia troppo altalenante?
«Credo sia un processo normale. Sarebbe tutto facile se nel momento importante fossero già pronti a vincere la Coppa Italia e tutto il resto. Ci stanno questi momenti, è un processo nuovo, iniziato con la firma di Messina, un nuovo ciclo che ha delle tappe, degli alti e bassi, dei momenti in cui fa più male perché i tifosi si aspettano di poter vincere. C’è un esame da fare dopo le partite e sicuramente chi è al comando sa come far girare le cose».

Il progetto di Messina è realmente concretizzabile nel giro di tre anni?
«Penso di sì, ma è giusto capire chi possa farne parte sperimentando una competizione per alcuni completamente nuova, compreso Messina, perché cinque anni fa l’Eurolega era fatta in maniera diversa. Più che un anno zero è un anno uno».

Ovvero?
«Ci sono già dei vissuti, delle esperienze che servono per finire questa stagione e costruire l’anno prossimo».

Quante chance da al raggiungimento dei playoff?
«Conta tenere la testa alta, come fanno tutti i giocatori dell’Olimpia».

La sfida con il Real Madrid.
«Con le grandi Milano ha fatto sempre bene, con il Real se la giocherà. Deve concretizzare le esperienze fatte, come le sconfitte con Bayern Monaco e Alba Berlino, sfruttarle per migliorare. È il momento per tutti di tirare fuori gli attributi e un bel risultato».

Cosa pensa della nuova formula dell’Eurolega?
«È un cambiamento: difficile accettarlo, ma se vogliamo far crescere il prodotto pallacanestro è la cosa giusta da fare. Il basket così ha più visibilità in Europa. La direzione è quella della Celtic League di rugby: due squadre italiane giocano una competizione internazionale e nel torneo nazionale si incastrano gli eventi in modo da consentirglielo. È una crescita, vuol dire portare al palazzetto 12-13mila persone ogni volta, costruirne di nuovi e avere un altro tipo di indotto legato anche ad una serie di attività commerciali extra campo».

L’idea dell’Eurolega deve essere cavalcata, insomma.
«Esattamente. Sperando che anche un giorno Milano, Bologna, Venezia possano avere il proprio palazzo. Per me sono questi i tre punti focali in Italia: città metropolitane che racchiudono un bacino d’utenza di un territorio molto ampio per quel tipo di spettacolarità richiesta dall’Eurolega. E Milano è il centro della pallacanestro italiana».

 

CSI Milano, Achini detta la linea organizzativa

«Le porte chiuse non ci interessano»
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«Abbiamo fatto uno sforzo enorme per riprogrammare le giornate saltate a causa dell’emergenza sanitaria per evitare la diffusione del coronavirus. Se lo sport dovesse ripartire, entro fine marzo si concluderanno i campionati invernali mentre il 18 aprile inizierà ufficialmente il torneo primaverile». Queste le parole di Massimo Achini, presidente del Comitato di Milano del CSI, un paio di giorni prima della pubblicazione del decreto che ha prolungato la sospensione dell’attività sportiva fino a domenica 8 marzo. «Possibilità di gare a porte chiuse? Filosoficamente per noi, dato che la maggior parte dell’attività si svolge in oratorio, le gare a porte chiuse non ci interessano – prosegue Achini –. Anche se il comitato di Milano vede una media di 1.100 gare alla settimana, quindi ogni sette giorni di sospensione dobbiamo riprogrammare 1.100 partite. Ora cerchiamo fondamentalmente soluzioni organizzative, siamo vicini alle società, la nostra segreteria anche la settimana scorsa ha lavorato intensamente e molte gare sono già state riprogrammate. Una realtà come la nostra che ha che fare con il bene dei ragazzi e non è pressata da dinamiche economiche, di fronte a una situazione del genere vede le nostre società apprestarsi a tirarsi su le maniche e ad organizzarsi per le future riprogrammazioni».

 

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