milano quanta
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Otto scudetti di seguito, una vera e propria impresa: niente e nessuno, ad oggi, sembra poter fermare in Italia la corsa del Milano Quanta, lanciatosi sull’ottovolante dopo il successo in gara-3 della finale Scudetto contro i Diavoli Vicenza: tre partite, tre vittorie nette. E i migliori in Italia nell’hockey inline sono ancora i ragazzi del presidente Umberto Quintavalle.

Presidente, dica la verità: si aspettava questa telefonata…
«Certo. E ne sono contento. Roba da matti quest’anno. Abbiamo vinto tutte le gare di regular season e tutte quelle dei playoff. Cosa chiedere di più?».

Molti pensavano che sarebbe stata una serie di finale lunghissima.
«E invece sono state tre gare dominate dal Milano Quanta. Una differenza in campo vistosissima. In gara-3, poi, abbiamo tirato fuori la partita perfetta: non abbiamo sbagliato mai».

Mai avuto dubbi?
«Potevamo perdere la gara singola, ma su una serie da tre su cinque no, mai avuto nessun dubbio».

Per voi è anche una vendetta sportiva.
«Non c’è dubbio, dopo due finali perse. In European League siamo stati vicinissimi al successo, per quanto riguarda la Coppa Italia ci sta, è il gioco delle parti. In generale quest’anno, su 40 match, 38 vittorie e due sconfitte».

Qual è il vostro segreto?
«Abbiamo atleti formidabili, serissimi, che due volte alla settimana vengono da Bolzano, Asiago e Arezzo, solo per citare le città più lontane. Un viaggio di tre ore di andata e altrettante di ritorno pur di allenarsi, non hanno mai perso un allenamento. E questo la dice lunga».

A proposito di “vendette”, in finale avete battuto i Diavoli Vicenza di Andrea Delfino, che proprio quest’estate aveva optato per il cambio di casacca.
«Ci tenevamo particolarmente a dimostrare che non dipendevamo da un solo giocatore. Non aggiungo altro. Voglio solo elogiare la forza interiore, esteriore e la capacità di un gruppo unico, una squadra fatta di amici che si divertono».

In tutto questo, quanto ha pesato la gestione di coach Luca Rigoni?
«Tanto. Ci sono state grosse scorie dopo la European League, ma ne siamo venuti fuori molto meglio rispetto all’anno precedente, dove tutte le gare sono state tiratissime. Quest’anno è stata tutta un’altra musica, siamo arrivati al campionato fisicamente molto meglio, anche se nei giorni immediatamente successivi alcuni giocatori non riuscivano a camminare per l’acido lattico accumulato. Abbiamo fatto quadrato, lavorato tantissimo. E Rigoni ha instaurato nei ragazzi la voglia di tornare a vincere, di non considerare la stagione finita per quell’insuccesso».

Per lei si chiude una presidenza super vincente, con 32 finali giocate e 25 trofei. Si sente il Berlusconi dell’hockey inline?
«Un paragone impraticabile, noi siamo uno sport povero e poco conosciuto. Statisticamente, però, ha ragione (ride, ndr). Uscire da vincente? A 73 anni sono arrivato al punto di capire che, nella vita, bisogna intuire quando le forze incominciano a venire meno. E per essere presidente di qualunque società devi essere nel pieno delle tue forze. Per questo ho deciso di lasciare».


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