roberto piazza
roberto piazza

L’impatto di Roberto Piazza con Milano, «città che in questo momento è meravigliosa e non devo certo spiegare  io», avviene nel giorno in cui per la prima volta in quest’estate – prima di una serie – il clima impazzito ha fatto balzare in alto la colonnina di mercurio.

La stessa temperatura che, metaforicamente, Piazza vorrebbe riuscire a far raggiungere all’interno del nuovo Palalido griffato Allianz Cloud. «Sono quasi incredulo – racconta in esclusiva a Mi-Tomorrow – che mi sia capitata questa chicca fra le mani di cui cercherò di prendermi cura, lucidandola tutti i giorni per renderla bella agli occhi degli altri e anche ai miei».

Di fatto lei lavorerà con una squadra costruita da altri.
«Non sempre si può scegliere la macchina da guidare. Poi qualche aggiustamento si può fare in corso d’opera. La prima cosa sarà capire subito chi siamo, ma per quello ci vorrà poco tempo. Poi sarà fondamentale capire chi vogliamo diventare».

Tecnicamente cosa pensa di questa auto che dovrà guidare?
«È la stessa che l’anno scorso, con un Marr in meno e un Nema Petric in posto 4, è arrivata quinta. Quindi, anche se molte squadre si sono rinforzate, vedremo dove potremo arrivare. È troppo facile fare paragoni col passato mentre ciò che è importante è il futuro».

Prima di accettare lei ha parlato con Andrea Giani, al quale la lega una grande amicizia. Cosa le ha detto?
«Mi ha detto che il Powervolley sarebbe stata la squadra giusta per me».

Perché ne era convinto?
«Questo dovreste chiederlo a lui. Forse perché è una squadra che ama lavorare in palestra e tutti sanno, anche Giani, che è una delle cose che piace anche a me e di cui non faccio mistero. Per me una delle condizioni importanti è passare con la squadra tutto il tempo possibile durante la giornata».

Durante la sua presentazione alla stampa ha detto che, forse, aver scelto lei non è mediaticamente la scelta più adatta. In che senso?
«Io non amo le luci della ribalta che ritengo spettano a chi scende in campo. Gli atleti devono essere il tramite tra la società e la città. Io mi considero soltanto un operatore che deve oleare l’ingranaggio. Di fatto non voglio oscurare i giocatori».

Alcuni dei giocatori del Powervolley che allenerà quest’anno, tra questi Nimir, li conosce già.
«Sì, Nimir l’ho allenato a Treviso quando, però, era ancora un palleggiatore. Petric era a Modena insieme a Matteo Piano nei mesi meravigliosi trascorsi a Modena (il campionato 2016/17, ndr), un’esperienza in cui ho imparato tantissimo e che si è conclusa troppo presto. Ho già sentito sia l’uno sia l’altro. Conosco Clevenot che da anni desideravo allenare ma che, poi, ha sempre preso altre strade. Gli altri li ho visti giocare e li conoscerò a breve».

Lei è anche il ct dell’Olanda. Come gestirà la questione doppio incarico, che prevede per chi allena una Nazionale una tassa di 50.000 euro alla Lega Volley?
«La lascio risolvere ad altri. È capitato, io sono contro il doppio incarico nazionale-club solo quando è nell’ambito della stessa nazione perché ci sarebbe conflitto di interesse. E poi la Federazione Olandese è arrivata prima (la firma è dello scorso marzo, il contratto fino al 2020, ndr) in un momento in cui non pensavo ci fosse più spazio per un progetto serio in Italia».

Invece è arrivato il Powervolley.
«Ed è stata una sorpresa e un bellissimo regalo che mi ha fatto Andrea Giani».

Quando comincerà a lavorare con la squadra?
«Il 20 agosto con i giocatori che saranno già liberi. Anche perché, dal 12 al 29, ci sono gli Europei».


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